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Alberto Airoldi: Viaggiare non è fuggire, ma andare verso

Alberto Airoldi

Trecate - Alberto Airoldi è un farmacista di 27 anni con una grande passione per i viaggi, quelli inusuali, che vedi solo nei reportage televisivi e rimani a bocca aperta pensando: "Almeno una volta nella vita vorrei andare lì!". Poi... Poi lui ci va. Per questo gli abbiamo chiesto di raccontare e di raccontarsi.

Come è iniziata questa passione per i viaggi? “La passione per i viaggi mi è stata instillata dai miei genitori e gliene sarò sempre grato. Per quanto siamo diventati viaggiatori completamente diversi col passare degli anni, ho avuto la fortuna di muovermi, molto, con loro sin da piccolo”.

I primi viaggi: dove e soprattutto come? “Beh, non posso che rifarmi alla risposta precedente. Il primo grande viaggio che ricordo, escluse le vacanze al mare dei primi anni, è stato nel 1998, coi miei. Il volo era Milano-New York, e poi ci siamo mossi all’interno degli Stati Uniti con aerei e macchina, arrivando a prendere il volo di ritorno a Los Angeles”.

Quali i 3 posti che ti sono rimasti nel cuore e quali invece quelli che ti hanno un po' deluso? “I miei “posti del cuore” sono senza dubbio l’India, Il Nepal e l’Australia. Ognuno di questi a suo modo ce l’ho tatuato addosso e mi ha lasciato qualcosa di importante. Ho imparato a cavarmela da solo, ho imparato ad immergermi nei posti e non a sfiorarli e soprattutto ho imparato a fidarmi dell’essere umano. Un posto che mi ha deluso è più difficile da trovare, per ora. Sta a te avere il mood giusto e lasciare che un posto ti sorprenda. Forse Dubai, comunque. Un posto abbastanza surreale e costruito ad hoc per intrattenere, non insegnare. Una “bolla di aria condizionata” per citare Terzani, anche se si riferiva a Singapore”.

Hai idea di quanti chilometri hai mai fatto? “No idea, all’anglosassone. Solo per andare in Australia mi pare siano circa 16.000 km, raddoppiandoli per tornare indietro e così via... 300.000, forse? Anche di più, non saprei stimarli. Onestamente preferisco contare quelli che ho fatto a piedi, che valgono molto di più. Nella risposta di prima non ho citato come posto del cuore Santiago di Compostela, perché lo intendo in modo diverso. Ma se dovessi eleggere il viaggio più significativo della mia vita sarebbe quello e quindi quei km a piedi”.

Si dice che viaggiare è un po' come fuggire: ti senti che stai fuggendo da qualcuno o qualcosa? “Touché. Innanzitutto una premessa, viaggiare non è farsi mille ore di volo per stare in un resort in Thailandia col sedere a mollo e a bere cocktails. Viaggiare per me è altro, non lo definirei fuggire ma è più un allontanarsi dalla tua zona di comfort, che per quanto sia rassicurante dopo un po’ ti soffoca. Un viaggiatore è un ricercatore, che cerca la bellezza, la natura, Dio o se stesso. Qualsiasi viaggiatore che incontri sulla strada ti potrà dire lo stesso e avrà sempre un motivo per cui è partito. Magari non lo ammetterà a te, magari nemmeno a lui stesso, ma non è mai così, a caso. Per questo, in definitiva, viaggiare non è fuggire, ma andare verso”.

Quali le prossime mete e soprattutto quale il sogno nel cassetto? “La meta più immediata sarà la Lapponia Finlandese a marzo a caccia dell’Aurora Boreale. Poi si vedrà, ho qualche progetto in ballo che magari mi bloccherà un poco, ma mi piacerebbe rifare il Cammino, magari quello del Nord, magari di nuovo il francese. Per il sogno nel cassetto invece , diciamo che questo straborda di fantasie ma forse, dovessi scegliere, prenderei due grandi strade lungo antiche rotte asiatiche: la Via della Seta e la Transiberiana per arrivare in un altro mondo senza staccarmi da terra. Prima però penso che mi renderò un po’ utile agli altri e proverò a raggiungere posti in cui c’è bisogno di una mano tramite associazioni di volontariato. È da un po’ che lo voglio fare e penso sia giunta l’ora”.

Buon viaggio e grazie delle belle e nitide immagini che ci hai regalato nella chiacchierata...

Gianmaria Balboni