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ANTICHE ARIE E DANZE PER LIUTO, SUITE N.3 e STABAT MATER

Novara - Quattro giorni dedicati alla grande musica. Giovedì 22 alle 20:30, venerdì 23, sabato 24 alle 18 e alle 20:30 e domenica 25 ottobre alle 16 e alle 20:30 l'Arengo del Broletto ospita 'Antiche arie e danze per liuto, Suite n. 3 di Ottorino Respighi e lo Stabat Mater di Pergolesi.  Direzione musicale di Matteo Beltrami; con gli allievi del corso di direzione d'orchestra dell'Accademia AMO; regia Renato Bonajuto, coreografie Giuliano De Luca; orchestra I Virtuosi Italiani; solisti Aurora Faggioli/Mariam Battistelli, Sofio Janelidze/Ksenia Bomarsi; danzatori Francesco Alfieri, Rocco Ascia, Alice Bellora, Emanuele Cappelli, Arianna Lenti, Alessio Urzetta; impianto scenico e costumi Danilo Coppola; luci Ivan Pastrovicchio; produzione Fondazione Teatro Coccia.

Commenta Renato Bonajuto: "Non è facile pensare a un modo accattivante per “portare in scena” la musica nel difficilissimo momento storico che stiamo vivendo. Nella fattispecie, si è voluto pensare di dare forma teatrale a brani pensati per esecuzioni in concerto, nello spazio non consueto della sala dell’Arengo del Broletto; si tratta di un pezzo fondamentale della storia musicale del Settecento: lo Stabat Mater di Pergolesi, accoppiato, come preludio allo stesso, con le Antiche arie e danze per liuto (Terza Suite) di Ottorino Respighi. Composizione religiosa la prima, raccolta di trascrizioni da brani per liuto dal XVI e XVII secolo rielaborate e composte da un autore del Ventesimo secolo, la seconda: 1734 e 1931 gli anni di questo curioso specchio musicale a due facce. Non suoni bizzarro o “trasgressivo” l’accostamento; la musica e le arti dialogano tra loro anche a distanza di secoli, indissolubilmente unite dallo Spirito superiore della Bellezza, e dall’intento di comunicare all’animo umano, in questo caso, l’insopprimibile bisogno di spiritualità e di restituire il respiro di un’epoca. Ecco quindi un periodo che va dalla Controriforma cattolica, negli ultimi decenni del XVI secolo, di cui il Cardinale San Carlo Borromeo, che ritroveremo in qualche modo nello spettacolo, fu uno degli alfieri italiani, all’esplosione dell’era del Barocco, che influenzò tutte le arti. Non dimentichiamo che Carlo Bascapè, molto vicino a Carlo Borromeo, e a sua volta figura importante della Controriforma, fu fortemente voluto, oggi si direbbe sponsorizzato, come Vescovo di Novara, dallo stesso Cardinale presso il Pontefice. Fu questa l’epoca in cui le Sacre rappresentazioni, che ebbero la loro radice nel Medioevo, conobbero una stagione di splendore. E proprio grazie a Bascapè nacquero i Sacri Monti che impreziosiscono la Lombardia. Da questo aspetto è partita la mia ispirazione, che ho voluto fortemente collegata alla Città di Novara. E lo è principalmente nella scelta iconografica e pittorica che fa da “fil rouge” all’allestimento, rappresentata da opere di artisti che si possono ammirare, in vari luoghi, all’ombra della cupola dell’Antonelli; ad esempio vedremo di Giovanni Battista Crespi detto il Cerano La Deposizione, di Daniele Crespi La Flagellazione, del Vermiglio L’incoronazione di spine, oltre a dipinti del Bergognone e sculture di Giovanni d’Enrico, fratello del conosciuto Tanzio da Varallo; ecco alcuni dei nomi degli artisti dei pittori attraverso cui ripercorreremo le tappe della Passione di Cristo. Nella specifica circostanza di questo allestimento ho voluto immaginare gente del popolo che entra in visita nella Bottega dell’Artista, luogo deputato nel Rinascimento e anche dopo, sino a Caravaggio e coevi, alla fucina del talento e allo sviluppo del percorso dell’arte; osservando le opere dei Maestri, queste persone si spogliano della propria identità e diventano veri e propri modelli per il pennello o lo scalpello dell’artista, assumendo così le vesti dei protagonisti della Passione raccontata dalle magnifiche note di Pergolesi e dando vita a suggestivi e plastici “tableaux vivants”.  Un particolare rilievo avranno le figure delle due voci protagonistiche femminili, soprano e mezzosoprano, che vestiranno le sontuose vesti della Vergine come raffigurata nelle fastose statue barocche. Un’immagine di dolore pietrificato, che cerca la sua liberazione nelle note ricche di pathos del capolavoro pergolesiano, e che porterà entrambe a comporsi nel quadro conclusivo dello spettacolo. Al termine di questa catarsi vissuta attraverso l’espressione dell’Arte figurativa, in cui il popolo diventa cuore e protagonista della Storia sacra rivendicando un nuovo ruolo trasfigurato dal Genio (proprio Michelangelo Merisi detto il Caravaggio rese le classi più umili soggetto dei propri capolavori, anche a carattere religioso) l’Uomo e la Donna ritroveranno loro stessi e la loro reale essenza. E questo è quello che davvero spero possa succedere ad ogni essere umano, una volta finita, perché finirà, questa terribile esperienza che ci ha coinvolto e che forse non è stata vana. Riscoprire la verità della propria anima attraverso l’espressione e l’incanto dell’espressione artistica. Perché la Bellezza, per chi la sa guardare, ascoltare, assorbire, è salvifica".