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Resistere in gioventù secondo Fenoglio

Ultimo incontro alla Negroni nel centenario dello scrittore

Novara - Giovedì 28 aprile alle 18 i Giovedì letterari presentano Beppe Fenoglio e la Resistenza di Pietro Chiodi (Edizione dell’Asino) con il curatore Cesare Pianciola, in un incontro a cura dell’Istituto Storico Fornara. L’appuntamento si svolgerà in palazzo Vochieri, nella sala Genocchio, con prenotazione obbligatoria, con diretta sulla pagina Facebook Centro Novarese di Studi Letterari in caso di richieste superiori ai posti disponibili.

«Quando io entrai in classe notai subito uno studente nel primo banco con le braccia incrociate che guardava annoiato il foglio bianco. Era Beppe Fenoglio. Lo invitai a scrivere, ma scuoteva la testa…»

Cinquant’anni fa, il 22 settembre 1970, moriva Pietro Chiodi, docente di Filosofia della storia all’Università di Torino. Nel 1939 aveva ottenuto una cattedra di storia e filosofia del liceo classico Giuseppe Govone di Alba, nel quale insegnò per 18 anni. Qui divenne intimo amico del collega di lettere Leonardo Cocito, ucciso dai nazifascisti nel 1944, ed ebbe tra i suoi allievi il futuro scrittore Beppe Fenoglio. È autore del diario partigiano Banditi (la cui prima edizione uscì nel 1946) e la sua visione filosofica è ora raccolta in Esistenzialismo e filosofia contemporanea (2007). Tra i suoi scritti più belli, i tre che qui riproponiamo: su Beppe Fenoglio, su Leonardo Cocito e sull’orgoglio di Chiodi per aver partecipato alla Resistenza. “Forse – scrisse il filosofo – per vivere bisogna dimenticare, ma certamente per capire bisogna ricordare”.

Beppe Fenoglio nacque ad Alba il 1 marzo 1922 e vi trascorse quasi tutta la vita, esclusi i mesi del servizio militare a Roma. L'8 settembre ritorna sulle Langhe, dove combatterà tutta la guerra partigiana, sino alla Liberazione. Si era fatto una profonda cultura letteraria sui poeti e sugli scrittori inglesi, e sulla civiltà anglosassone nel suo complesso, che ammirava come antidoto e rivalsa sulla meschina realtà provinciale del fascismo. Dopo la guerra si impiegò in una ditta vinicola di Alba, per cui tenne la corrispondenza estera. Nell'estate 1962 fu colto dal male inguaribile che lo spense a Torino l'8 febbraio 1963, e che sopportò con stoica fermezza. Esordí nel 1952 con I ventitre giorni della città di Alba (Einaudi) cui seguí nel 1954 La malora (Einaudi). Nel 1959 apparve il romanzo Primavera di bellezza, diretto riflesso della sua esperienza nell'esercito italiano. Il partigiano Johnny, la grande «cronaca» della guerriglia apparsa postuma da Einaudi nel 1968 ne costituisce il seguito cronologico. Postumi sono apparsi anche il volume di racconti Un giorno di fuoco (che comprende anche il romanzo Una questione privata, Garzanti, 1963) e il romanzo giovanile La paga del sabato (Einaudi, 1969).