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LOTTA ALLA MALARIA: UPO IN PRIMA LINEA IN BURKINA FASO

Il Dipartimento di Scienze del Farmaco è al centro di una collaborazione internazionale che, nei prossimi tre anni, vuole istituire una scuola di alta formazione in Malariologia proprio nella regione sub-sahariana
Il dottor Menico Rizzi

Novara - Recentemente il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale ha approvato e co-finanziato il progetto “Lotta alla malaria in Burkina Faso: formazione e ricerca malariologica” che ha un volare complessivo prossimo ai 4 milioni di euro e di cui è parte integrante il Dipartimento di Scienze del farmaco dell’Università del Piemonte Orientale. La cooperazione internazionale è attiva nel settore sanitario in Burkina Faso dal 1983 con lo scopo di arginare gli effetti delle malattie infettive e, soprattutto, della malaria. Attualmente il Governo Italiano collabora con le autorità burkinabè nell’alveo di un accordo di cooperazione che sostiene il Piano nazionale di sviluppo sanitario e che è in vigore dal 2003.

La cordata di ricerca internazionale è guidata dal Dipartimento di Sanità pubblica e malattie infettive della “Sapienza” di Roma; il referente primario è il professor David Modiano, dello stesso Ateneo, mentre il referente per l’UPO è Menico Rizzi (nella foto), professore ordinario di Biochimica e delegato del Rettore per la ricerca scientifica. Il gruppo di ricerca del professor Rizzi è coinvolto nel contesto del consorzio Interuniversitario CIRM (Centro Interuniversitario di Ricerca sulla Malaria) di cui UPO è uno dei partner.

La situazione sanitaria in Burkina Faso, nonostante un lieve miglioramento negli ultimi anni, è ancora caratterizzata da tassi di mortalità assai elevati. Il tasso di mortalità infantile è prossimo al 10%. Nel 2010 la popolazione poteva contare su un medico ogni 22.000 abitanti, un’ostetrica ogni 4000 donne in età fertile e un infermiere ogni 3000 abitanti. Alla mancanza di personale sanitario qualificato si accosta la quasi totale assenza di strutture all’avanguardia. In Burkina Faso la malaria è endemica e rappresenta il più grave problema di salute pubblica oltre che la principale causa di morte (46% del totale dei decessi). I bambini sotto i cinque anni sono i più colpiti: la malaria è la principale causa di morte nel 76,5% dei casi.

Gli obiettivi del progetto sono il rafforzamento dei sistemi sanitari, l’assistenza tecnica e la cosiddetta capacity building, ossia lo sviluppo e la creazione in loco dei presupposti per la creazione di un ambiente in grado di innescare percorsi virtuosi e di rispondere in maniera efficace ai problemi legati alla malaria. Per raggiungerli verrà istituita la “Scuola Burkinabé di Alta Formazione in Malariologia” che sarà costituita dalle risorse umane e infrastrutturali presenti nel network delle istituzioni burkinabé e italiane partecipanti al programma. Verrà inoltre promosso un Comitato tecnico nazionale di lotta alla malaria che dovrà definire, gestire e realizzare le politiche nazionali di lotta alla malaria, oltre a coordinare l’accesso ai finanziamenti internazionali necessari per fronteggiare la malattia. Il progetto ‘anti-malaria’ è finanziato per oltre il 50% dal Ministero per gli Affari Esteri (pari a due milioni di Euro), mentre l’UPO parteciperà con un contributo di 100 mila Euro, il 2,6% del totale. Gli altri enti coinvolti sono le università di Roma, Brescia, Camerino, Milano, Napoli, Perugia, Siena, l’Istituto Superiore di Sanità, CNRFP (Burkina Faso), Centre Muraz (BF), IRSS (BF), Université de Ouagadougou (BF), PNLP (BF), Cermes (Niger) e CNFRSR (Guinea Conakry).

«Lo scopo del progetto – commenta il professor Menico Rizzi – è quello di aumentare la capacità di combattere la malaria, una delle principali cause di mortalità e morbilità nei Paesi dell’Africa sub-sahariana, attraverso lo strumento della cooperazione internazionale. Tale obiettivo è perseguito sostenendo sia la ricerca scientifica che la formazione di personale qualificato in Burkina Faso, in modo da partecipare alla generazione di competenze in grado di affrontare questa emergenza sanitaria direttamente sui territori endemici sui quali insiste».