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Ospedale Maggiore, Minola: Confermo che non sarà eliminata alcuna attività

Il dottor Mario Minola

Novara - Il commissario dell’azienda ospedaliero-universitaria Mario Minola così commenta l’intervento del direttore generale della sanità piemontese Sergio Morgagni, che la sera di lunedì 21 novembre ha parlato a Novara: “Sono state ribadite le linee-guida della riforma sanitaria piemontese che ha l’arduo compito di rimettere in sesto un sistema oggi in grave difficoltà e questo ci conforta per le prospettive che si aprono”. Aggiunge Minola: “Del resto, il ‘Maggiore’ ha già anticipato alcuni aspetti-cardine della riforma, ovvero l’agire in rete con altri presidi sanitari. E’ nota l’attività dell’ospedale di Galliate, strettamente collegato con Novara, ma la nostra azienda gestisce per l’Asl Vercelli il servizio di radioterapia, sotto la direzione del prof. Krengli. Vi è una struttura complessa sovra zonale di fisica sanitaria che mette in rete Novara con le Asl di Vercelli e Biella; il Dipartimento per lo screening oncologico (la cosiddetta ‘prevenzione serena’) vede il ‘Maggiore’ operare con l’Asl Novara e l’Asl Vco, mentre in comune con l’Asl Novara vi sono il Dipartimento interaziendale di salute mentale e quello per la riabilitazione. Vi sono poi gruppi di progetto per l’intero quadrante (Novara, Vercelli, Biella e Vco) che riguardano l’emodinamica, la chirurgia toracica, la dietetica, il servizio immuno-trasfusionale, l’allergologia”. Insomma, per molti versi l’ospedale ‘Maggiore’ è già pronto a rispondere agli indirizzi principali della riforma sanitaria. “E’ per questo motivo che non si può parlare di tagli o chiusure di reparti – spiega Minola – La proposta recentemente inviata in Regione di riorganizzazione dell’ospedale (così come richiesto dall’assessorato) si rifà al principio generale che l’azienda ospedaliero-universitaria di Novara deve essere il punto di riferimento all’interno della nuova organizzazione sanitaria voluta dalla Regione. L’articolazione proposta quindi tiene conto del ruolo di riferimento per l’alta complessità e l’alta specializzazione del ‘Maggiore’ per un bacino di circa un milione di persone nelle quattro province Bisogna tener conto anche della funzione di ospedale di base per il territorio novarese e della necessità di garantire il percorso formativo previsto dalla facoltà di Medicina dell’università del Piemonte orientale”. “Alla luce di questa analisi – conclude Minola – non è prevista l’eliminazione di alcun tipo di attività, anzi, ne é prevista la qualificazione delle strutture esistenti per completare ulteriormente l’offerta di servizi, attraverso diversificazioni e specializzazioni. E tantomeno sono state effettuate chiusure nel corso dell’anno. Le polemiche di questi giorni non aiutano a far comprendere l’indifferibile esigenza di riformare la sanità piemontese: le strumentalizzazioni danneggiano i cittadini”.