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PAOLO PICCHIO RACCONTA LA VICENDA DELLA SUA CAROLINA AI LIONS DI BORGOMANERO

Borgomanero - Tutto è rimasto nel cuore: da quella porta socchiusa alla finestra aperta; dalla rabbia al dolore del momento. Paolo Picchio, papà di Carolina morta suicida a 14 anni nel 2013 per cyberbullismo, ha raccontato, nella serata di giovedì 8 ottobre al meeting del Lions Club Borgomanero Host, la sua vicenda. Un dolore talmente lancinante che ha fatto da sprono per la fondazione Carolina, tanto che nel 2018 è stata approvata una legge prima in Italia e Europa contro il cyberbulismo.

Ora Fondazione Carolina è una realtà diffusa in tutta Italia: da Milano a Palermo, dove con un pool di specialisti, che vanno da psicologi a educatori, seguono i giovani oggetto di cyberbullismo. Picchio ha raccontato la sua storia, la lettera di addio e la vicenda che l’ha coinvolta: dopo un festa tra amici, la molestia da parte di un gruppo di 5 ragazzi e il filmato postato sui social. Un delitto virtuale a cui la giovane non ha saputo reagire se non scegliendo di togliersi la vita. Oltre il dramma Paolo Picchio si è battuto affinchè il messaggio di Carolina non rimasse nel cassetto ma, diventasse un grande messaggio verso una società che si sta completamente affidando ai social.

L’esempio lampante è stato quello di un tredicenne che, grazie all’intelligenza artificiale, si è creato una fidanzata virtuale. Una ragazza forgiata secondo i canoni impressi nella sua mente: la bacia, avvicinando il cellulare alle labbra, e dialoga con lei.

"Un pericolo tremendo – ha detto Picchio – che va combattuto aiutando i ragazzi e capendo il loro stato di disagio".

Il papà di Carolina è andato oltre chiedendo ai genitori di "non affidare i propri figli ai telefonini garantendosi così una tranquillità, ma cercando di andare a fondo delle loro esigenze affettive attraverso gli abbracci".

Proprio su questo gesto Picchio ha posto una serie di puntualizzazioni rifacendosi alla sua esperienza di padre "Carolina - ha detto - aveva tutto nella vita: hobby, sport, amici; dopo il fatto che l’ha bullizzata non ha avuto altra scelta che togliersi la vita".  

Nella sua ultima lettera ha voluto evidenziare che le ‘parole fanno più male delle botte’ sottolineando ciò che l’avrebbe spinta al gesto supremo con il messaggio "spero che ora siate più sensibili" rivolta a chi ha compiuto l’atto della diffusione sui social. Un processo, il primo in Italia per cyberbullismo, ha visto 5 ragazzi condannati.

Il messaggio di Paolo Picchio è stato indirizzato soprattutto ai genitori "affrontare una gioventù che si è allontanata dalla società e di conseguenza lavorare sull’affettività e sulla fisicità, abbracci compresi, in un mondo virtuale dove genitori e figli non si parlano più".

Nella foto il presidente Fornara con Paolo Picchio.