Novara - Fiaccolata dalla Prefettura a Piazza Puccini per la libertà dei sanitari palestinesi. Il dottor Hussam Abu Safiya è un pediatra palestinese che dirigeva l'ospedale Kamal Adwan nel nord della Striscia di Gaza. Per anni ha curato bambini in una delle zone più martoriate del mondo, scegliendo di restare anche quando i bombardamenti israeliani hanno ridotto l'ospedale in macerie. Operava senza anestesia né medicinali adeguati, con i bambini feriti tra le braccia mentre le bombe cadevano. La sua immagine tra le macerie, con il camice sporco di polvere e sangue, è diventata simbolo della resistenza di chi continua a fare il proprio dovere anche quando tutto crolla. Il 27 dicembre 2024 l'esercito israeliano ha fatto irruzione nell'ospedale e lo ha arrestato. Da allora è detenuto senza accuse formali né processo, con ordini di detenzione amministrativa rinnovati periodicamente. Israele lo accusa di essere un "colonnello di Hamas", sempre respinte con forza. Almeno altri quattordici medici sono detenuti nelle stesse condizioni. Nei primi giorni di luglio 2026 la situazione ha raggiunto un livello di gravità estrema. Il suo avvocato, dopo averlo incontrato nel carcere di massima sicurezza di Nitzan, ha dichiarato che la sua vita è in pericolo immediato. Il legale ha descritto un uomo irriconoscibile, con gravi ferite fresche alla testa, agli occhi, alle orecchie e al collo, portato in sala incontri incatenato ai polsi e alle caviglie.
Ha dichiarato: "Questa è l'ultima volta che mi vedrete. Mi hanno portato qui per uccidermi. Non credo che sopravviverò. Questa è la fine".
Da oltre 550 giorni è detenuto senza accuse, sottoposto a torture quotidiane, pestaggi, isolamento totale, fame e privazioni. La storia del dottor Abu Safiya non è isolata, ma si inserisce in un attacco sistematico contro il personale sanitario palestinese. Dall'ottobre 2023 oltre 1500 operatori sanitari sono stati uccisi, mentre almeno 330 sono stati arrestati. Israele tiene attualmente in detenzione 95 operatori sanitari, tra medici, infermieri e paramedici, tutti senza accuse né processo. Molti sono stati prelevati direttamente dai loro luoghi di lavoro, mentre curavano i feriti per poi essere sottoposti a torture sistematiche, pestaggi, isolamento e condizioni di detenzione disumane.
Il sistema sanitario di Gaza è ormai vicino al collasso, con ospedali distrutti, mancanza di medicinali e di personale qualificato. Decine di migliaia di pazienti rimangono senza cure, mentre chi dovrebbe curarli è in prigione o sottoterra. Gli appelli per la liberazione del dottor Abu Safiya si sono moltiplicati: esperti ONU, organizzazioni per i diritti umani, parlamentari di diversi paesi e associazioni mediche internazionali hanno chiesto la sua liberazione immediata.
In Italia si sono svolte diverse manifestazioni promosse da associazioni come Digiuno per Gaza, ma il silenzio dei governi rimane assordante. Ogni giorno che passa, il dottor Abu Safiya si avvicina alla morte. Ogni giorno che passa, altri sanitari vengono arrestati, altri ospedali vengono distrutti, altri bambini rimangono senza cure.
La sua liberazione non è solo una questione di giustizia per un singolo uomo, ma un simbolo della lotta per il diritto alla salute, alla vita, alla dignità del popolo palestinese.