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LEGAMBIENTE E LA QUESTIONE IBIS SACRO

ALCUNE SOTTOLINEATURE E CONSIGLI DA PARTE DEL VICE PRESIDENTE MARIO MIGLIO

Novara - Riceviamo e pubblichiamo dal vice presidente di Legambiente Il Pioppo Ovest Ticino Novarese, Mario Miglio: "La presenza dell’Ibis sacro (Threskiornis aethiopicus) nel territorio italiano non è dovuta ad arrivi migratori, nei fatti mai registrati, e al successivo passaggio ad una condizione stanziale e nemmeno a spostamenti causati dal cambiamento climatico bensì alla fuga o rilascio di pochi individui “detenuti” in zoo o parchi faunistici. La situazione attuale è quindi imputabile ad una errata considerazione e distorto rapporto con la natura. L’Ibis sacro, per altro, si aggiunge a molte altre specie esotiche giunte, allo stesso modo, per importazione, a fini commerciali ma anche per la pesca e caccia cosiddetta sportiva, e poi incidentalmente o volontariamente rilasciate nell’ambiente naturale. Molte di queste specie alterano gli ecosistemi, con ricadute sulla fauna autoctona tali da determinare, spesso, pericoli di estinzione, come nel noto caso del Gambero di fiume (Austropotamobius pallipes) dopo la fuga del Gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii) da alcuni allevamenti e la diffusione di quest’ultimo in corsi d’acqua e ambienti umidi a scala nazionale. 

L’Ibis sacro, per il quale si registra una crescita esponenziale dal 2010 nel territorio risicolo di Novara, Vercelli, Alessandria e Pavia, con censimento di 4.068 individui nel 2016, più che raddoppiati nel 2019 (circa 10.000) e che sono stimati ora in più di 15.000, viene inserito, dal 13 luglio 2016, con il Regolamento di esecuzione (UE) 2016/1141, nell’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale da sottoporre a piani di controllo ed eradicazione, finalizzati, quanto ad interesse per una associazione ambientalista, ad evitare impatti sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici collegati. Tali impatti sono la competizione con le specie di aironi nidificanti, sia per quanto riguarda l’alimentazione sia per i siti di nidificazione nonchè per il materiale da costruzione, la distruzione accidentale di nidi di uccelli che nidificano sui terreni in cui l’ibis ricerca il cibo, la predazione di specie autoctone come gli anfibi oltre alla rovina di piante per le deiezioni e la raccolta di rami come già citato nello studio Yésou, Pierre, et al. "The Sacred Ibis in Europe: ecology and management." British Birds 110 (2017): 197-212. 

Le misure di contenimento, purtroppo necessariamente estreme, sono quindi inevitabili se si vuole salvaguardare il patrimonio di biodiversità faunistica locale. Ciò non toglie che la tardiva approvazione e avvio dell’attuazione dei Piani di contenimento, competenza affidata alla Provincia per il territorio esterno alle aree protette, ha aggravato la situazione consentendo la crescita ulteriore della popolazione e la maggiore diffusione dei siti di nidificazione fino all’utilizzo, come nel caso di Novara, delle aree verdi urbane. La propensione della specie a nidificare sui Cedri è segnalata nel Piano di gestione e controllo dell’Ibis dell’Ente Aree protette del Po Piemontese (ottobre 2022) e in quello nazionale approvato a maggio 2023 (ma di prima redazione nel 2019) e si sarebbero dovute prevedere modalità di controllo preventive con azioni di disturbo per evitare la nidificazione con le ricadute conseguenti, sia per quanto riguarda il danno ad un patrimonio vegetale storico, sia per quanto attiene alla fruizioni in condizioni di sicurezza delle aree verdi. 

Le misure attuate nei giorni scorsi di rimozione dei nidi, per altro allo stato solo per alcuni dei cedri utilizzati, pur rientrando in quelle previste dal Piano nazionale, non devono fare venire meno, come invece parrebbe essere successo, la condizione, parimenti stabilita dalla normativa europea e dal Piano nazionale e dal Piano provinciale, di risparmiare dolore, angoscia o sofferenza evitabili, includendo tanto quella degli adulti, quanto quella dei pulcini di Ibis. Si evidenzia, infine, che il taglio dei 

rami degli alberi non risulta rientrare nelle misure stabilite dai citati Piani e che tale intervento non risulta di comprovata efficacia e potrebbe favorire ulteriormente la nidificazione (per altro tuttora presente) ottenendo, quale unico risultato, un danno aggiuntivo ai Cedri secolari privati della loro parte apicale".