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Per non dimenticare, per andare fino in fondo

Incontro a Trecate dedicato al 32° anniversario dello scoppio del pozzo petrolifero TR24

Trecate - Lo scorso sabato 28 febbraio nell'Auditorium della Biblioteca a Villa Cicogna si è tenuto un incontro promosso dal Comitato “Vittime TR24 1994”, in particolare dal suo presidente, cavalier Salvatore Varisco, già comandante della locale caserma dei Carabinieri, cui hanno partecipato - tra gli altri - il vice presidente della Provincia Marco Caccia, l'ex sindaco Federico Binatti, quindi Carlo Granata e il vice presidente Lorenzo Volontè tra i relatori e anche, non particolare di poco conto, i tre candidati sindaci al momento ufficiali in vista delle prossime Amministrative: Rosa Criscuolo, Roberto Minera e Raffaele Sacco (in ordine alfabetico).

In merito a questo incontro, che ricorda un fatto tragico dal punto di vista ambientale, ecco un resoconto dello stesso Volontè che riceviamo e pubblichiamo integralmente.

"Per non dimenticare, per andare fino in fondo.  Trecate, 28 febbraio 2026 - 32° anniversario del TR24. Care concittadine e cari concittadini e tutti, 32 anni fa, nel primo pomeriggio del 28 febbraio 1994, un boato squarciò il silenzio della nostra pianura. A Trecate, in località Cascina Cardana, il pozzo petrolifero TR24 dell’allora Agip ebbe un’eruzione incontrollata: iniziò così una delle pagine più dolorose della nostra storia recente e uno dei più gravi disastri ambientali in area abitata in Italia. Per quasi due giorni il flusso rimase senza controllo, proiettando in atmosfera idrocarburi e gas e facendo letteralmente “piovere petrolio” su parte dell’abitato di Trecate e sulle nostre campagne, fino a interessare anche i territori limitrofi. Le cronache e gli atti tecnici riportano ordini di grandezza che fanno impressione ancora oggi: tra 12.600 e 15.000 metri cubi di greggio fuoriusciti, con migliaia di metri cubi di gas naturale e acqua, e un impatto su un’ampia area agricola di pregio. Nei primi interventi d’emergenza furono recuperati circa 9.350 m³ di olio libero con pompe e autobotti, mentre si lavorava a contenere la contaminazione della rete irrigua e a ripulire le superfici urbane. Ma oltre ai numeri, ricordiamo lo sgomento e la paura di quelle ore: l’odore acre, le strade rese scivolose, i tetti e i cortili neri di residui, il rumore continuo dell’eruzione. Molti di noi lo hanno vissuto, e non lo hanno dimenticato. In seguito all’emergenza, iniziò una bonifica in più fasi: interventi su terreni superficiali e profondi, sulle acque sotterranee, fino alla “bioattenuazione naturale” con monitoraggi periodici per gli anni successivi. Sono percorsi registrati negli atti della Regione Piemonte e validati dagli organi tecnici. È un dato formale e sostanziale: il procedimento di bonifica del sito TR24 è rimasto aperto e, nel 2023, la Regione ne ha disposto il trasferimento al Comune di Trecate, a conferma che non si è mai del tutto “chiuso il capitolo”. Eppure, tra la memoria di chi c’era e le carte delle istituzioni, oggi resta una domanda semplice e legittima: a che punto siamo davvero? Negli ultimi anni, comitati di cittadini e familiari hanno chiesto trasparenza piena, approfondimenti ambientali ed epidemiologici, per collegare in modo chiaro e scientifico gli esiti della bonifica con la tutela della salute pubblica. Non è una polemica: è un diritto. Per questo, nel celebrare la memoria, oggi mettiamo al centro tre impegni concreti, che rivolgo con rispetto alle autorità presenti e ai soggetti competenti: 1. Trasparenza totale e tracciabile. Chiediamo un quadro informativo trasparente pubblico - aggiornato e facilmente consultabile - con gli indicatori ambientali e sanitari del sito TR24: parametri di suolo, acque sotterranee, aria; trend temporali; mappa dei punti di monitoraggio; verbali delle Conferenze dei Servizi; stato esatto del procedimento di bonifica e delle eventuali prescrizioni residue. È il modo migliore per trasformare le carte in fiducia. 2. Monitoraggi e studi indipendenti. Proponiamo che ARPA Piemonte e ASL, insieme a università e istituti di ricerca, conducano una valutazione aggiornata del rischio e, se necessario, un studio epidemiologico locale—condivisione del protocollo con la cittadinanza e revisione critica scientifica—per chiudere definitivamente ogni zona d’ombra. 3. Memoria attiva e prevenzione. Le scuole, le associazioni e le aziende del territorio lavorino insieme a un percorso annuale di formazione su sicurezza industriale, gestione del rischio e protezione civile. La conoscenza è la nostra prima infrastruttura di sicurezza. Oggi è anche il tempo dei ringraziamenti. A chi intervenne allora, tra forze dell’ordine, vigili del fuoco, tecnici e volontari; agli agricoltori e alle famiglie che sopportarono sacrifici e disagi; a chi, in questi anni, ha custodito la memoria e ha preteso, con determinazione civile, che la verità fosse completa e condivisa. La nostra comunità ha dimostrato una forza che merita di essere onorata ogni giorno. Ma la memoria, senza responsabilità, rischia di diventare un rito vuoto. Memoria è chiedere che gli impegni presi vengano rispettati. Memoria è vigilare perché non si ripetano errori. Memoria è garantire che le prossime generazioni trovino un territorio non solo più pulito, ma anche più sicuro e più giusto. Chiudo con un pensiero semplice. Le cicatrici non spariscono, ma possono insegnare. Dal TR24 abbiamo imparato i limiti della tecnica senza la trasparenza, e la forza di una comunità quando si unisce. Oggi, a trentadue anni di distanza, non chiediamo vendette: chiediamo dati, chiarezza e responsabilità. Perché la fiducia -quella vera - nasce solo quando nessuno ha più motivo di chiedere «a che punto siamo?» e può finalmente dire: «Sappiamo, capiamo, e siamo al sicuro». Grazie".