Arona - Giovedì 24 settembre alle ore 18 ad Arona, presso la Biblioteca Civica “Avv. Se. Carlo Torelli” viene presentato il libro “Tutte le volte che non sono morta”, scritto da Natascia Sgarbossa e pubblicato dalla casa editrice Segni e Parole. Nel corso della presentazione dialogherà con il giornalista e scrittore Gianni Lucini.
Così nella prefazione il critico Claudio Ardigò commenta il libro: "Con questa raccolta di racconti Natascia Sgarbossa trasporta il lettore in una casa con nove stanze, dove tutte danno sullo stesso cortile. Alla fine, capisci che non hai letto nove racconti, bensì nove entrate nel medesimo labirinto. Una narrazione legata da più temi: la perdita, il modo di convivere delle persone, il conflitto tra dovere e desiderio. Non c’è infatti un filo narrativo unico, ma un’atmosfera comune: la quotidianità che si incrina, una casa contesa, un matrimonio che finisce, una madre che muore improvvisamente, una figlia in pericolo, un pianista che non suona più. La voce narrante è squisitamente al femminile in un recupero di scrittura perso da tempo da parte delle donne scrittrici che cercano spesso una scrittura al maschile per raggiungere un ipotetico livello di uguaglianza, quando dovrebbe essere il contrario in quanto il talento delle autrici femminili ha superato da tempo quello maschile; non è casuale che la voce narrante sia sempre al femminile, anche quando il protagonista è un uomo. Da apprezzare quell’attenzione ossessiva agli oggetti: le case, le chiavi, gli anelli e quelle mani vuote che diventano immagine nel rapporto con gli altri. Oggetti simbolo che non sono un modo o una decorazione, sono il grimaldello che Natascia usa per parlare di sentimenti e tutto diventa un racconto vero e come avrebbe detto Giovannino Guareschi più vero del vero; i racconti funzionano perché il lettore vede e vive la varietà dei contesti. L’autrice non cerca l’effetto commozione: quando la madre muore durante il viaggio di nozze non indugia sul funerale, quando la figlia rischia di morire per una banalità, non impreca contro il destino. Questa secchezza e lucidità rende tutto più autentico e più duro; la schiava e la ribelle è il momento più forte della raccolta, una scissione psicologica raccontata senza psicologia spicciola, il lettore capisce velocemente il conflitto tra dovere e desiderio. I racconti sono ambientati in città diverse e ci permettono di non trovarci incastrati da un solo ambiente; una scelta che dà respiro alla raccolta; apprezzabili sono la chiarezza dei finali spesso sospesi; quella frase, quel gesto che chiude il cerchio ma non il sogno e dove non manca il bisogno al lettore di un appiglio emotivo. La voce narrante è sempre la stessa: ironica, stanca, lucida, vive di sensazioni forti, ma nello stesso tempo è valorizzata da una scrittura musicale che dà ritmo al testo. Il racconto finale è semplicemente impeccabile, un pianista fermato è una metafora perfetta. Le mani vuote chiudono il cerchio nell’incipit del piano muto. Nove vite che si incrinano quando meno se lo aspettano. C’è chi eredita una casa che non riesce a lasciare andare. Chi scopre che l’anello al dito è diventato una manetta. Chi sceglie di uccidere per pietà, chi resta a scrivere per non impazzire. C’è una madre troppo dura, un’altra che se ne va, un amore che parte per il Nord. C’è un chirurgo che vende sogni di carne e una bambina che osserva dietro le quinte. Nessuno di loro è un eroe, sono persone normali colpite da perdite consuete eppure definitive: la casa, l’amore il corpo, la salute, l’identità. Il racconto del pianista non è sulla musica, è sul silenzio che viene dopo. A mani vuote è l’ultima frase della raccolta e della sua vita; l’autrice ci nega il suono per darci il concetto : il vuoto. Il vuoto di ingaggi, di amore, di senso. E il vuoto è borghesianamente l’infinito che l’uomo sopporta davvero; perché puoi riempirlo di rimpianto e il rimpianto è l’unica musica che suona per sempre. Con una prosa secca, tagliente e senza retorica, in una scrittura veloce, quasi giornalistica, l’autrice racconta cosa succede quando ti accorgi che quello che tieni stretto ti sta scivolando via. Interessante la varietà ritmica figlia di una voce potente. La voce è il talento che non si impara e nella voce di Natascia il talento è presente, unico e sempre condiviso con il lettore. Per capire che a volte, le mani vuote fanno meno male delle mani piene di rimpianto. Una serie di racconti sottili, lucidi e scomodi sulla fragilità dei legami e sulla fatica di ricominciare. Ogni storia è uno specchio: il nemico, l’amore, la morte, il corpo rimodellato dal bisturi si rivelano sempre l’altra faccia di sé; gli oggetti, le chiavi, gli anelli, le mani sono gli aleph di un universo che crolla in un dettaglio. Un “Borges e io” al femminile: due voci, schiava e ribelle che convivono e si sbranano dentro ogni personaggio. Non c’è redenzione, solo il momento in cui capisci che il labirinto sei tu".
L'iniziativa è aperta al pubblico e l'ingresso è libero e gratuito.