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Il bene e la virtù: il tempo della speranza

CICLO DI INCONTRI "DOMENICHE INSIEME: INCONTRI D’AMICIZIA", RELATORE IL PROF. PAOLO PAGANI
Gabrio Mambrini

Novara - Dopo l’incontro inaugurale dal titolo: "La paura e la speranza: riflessioni esistenziali tra filosofia e letteratura", tenuto dalla professoressa Annamaria Balossini, dopo il secondo appuntamento: “Che cosa possiamo sperare? La risposta di Tommaso d'Aquino" con ospite il filosofo Antonio Petagine, docente all'Università degli Studi "Roma Tre" e dopo la terza iniziativa intitolata "Giacomo Giovanetti: la virtù civile al servizio del bene comune nella Novara del primo Ottocento" con relatrice la studiosa novarese Maria Adele Garavaglia, eccoci di nuovo con il quarto appuntamento, previsto per domenica 31 maggio, alle ore 15,00 presso l'Istituto Immacolata Salesiane di Don Bosco, con sede in via Paolo Gallarati 4, a Novara.

Argomento: "La virtù bambina: la speranza secondo Charles Péguy”. Relatore: il filosofo Paolo Pagani, docente di Filosofia Morale all’Università Ca’ Foscari di Venezia e Direttore del Comitato Scientifico del Centro Interuniversitario di Studi sull’Etica (CISE), nonché membro di numerosi consigli scientifici di collane editoriali e riviste filosofiche. La speranza è uno dei sentimenti più potenti e allo stesso tempo più delicati dell’animo umano.

Nella riflessione di Charles Péguy, poeta e filosofo francese vissuto tra il XIX e il XX secolo, essa si configura non solo come un sentimento, ma come una virtù “bambina”, pura e innocente, capace di illuminare il cammino anche nei momenti più bui della vita e della storia. Approfondire il pensiero di Péguy sulla speranza significa entrare in un mondo in cui questa virtù si fa forza creatrice e promessa di futuro, un atto di fede che si rinnova quotidianamente.

Per comprendere il valore della speranza in Péguy è necessario partire dalla sua concezione delle virtù. Egli le vede non come qualità statiche o astratte, ma come realtà vive, quasi persone con una propria personalità e un proprio dinamismo.

La speranza, in particolare, è descritta come «la virtù bambina» perché rappresenta un’innocenza originaria, un’apertura al domani che non conosce cinismo né rassegnazione. È una virtù giovane, capace di stupirsi e di attendere, di credere nonostante tutto. Péguy usa spesso immagini poetiche per evocare questo stato d’animo.

La speranza è come un bambino che guarda il mondo con occhi grandi, puri, pronti a scorgere la luce attraverso le tenebre. In un’epoca segnata da crisi, guerre e disillusioni, sostenere questa visione significa ribadire la necessità di mantenere viva una fiducia radicale nel futuro e nell’umano. Per Péguy, infatti, la speranza non è mai passiva, ma un'attività costante, un atto di coraggio e resistenza.

La “virtù bambina” di Péguy si manifesta dunque come una specie di fiamma fragile, ma tenace, che illumina il cammino dell’umanità. Essa sfida il pessimismo e la disperazione con una forza sottile, ma irresistibile, fatta di fiducia e perseveranza. La speranza, in questo quadro, diventa un gesto creativo: è l’atto con cui l’uomo afferma la propria volontà di superare il presente difficile per aprirsi a un domani migliore.

Nel contesto storico in cui visse Péguy – segnato dalle tensioni politiche, dalla Prima guerra mondiale e dalle trasformazioni sociali – questa visione assume un significato ancora più rilevante. Egli stesso morì combattendo sul fronte nel 1914, incarnando fino all’ultimo quella speranza attiva e radicale che aveva tanto cantato nelle sue poesie. La sua eredità ci invita oggi a non perdere mai la capacità di sperare, anche quando tutto sembra contraddire ogni possibilità di cambiamento.

Tale iniziativa rientra nel ciclo di eventi in programma per la stagione 2025/2026 denominato "Domeniche Insieme", raccolti sotto il titolo di "Incontri d'Amicizia", in ragione dell’intento fortemente dialogico degli stessi. "Il bene e la virtù: il tempo della speranza" è il fil rouge che lega quanto viene affrontato dai singoli relatori, tra cui filosofi, scrittori e studiosi che, mostrando come la letteratura, la filosofia e anche l'arte nonché alcuni particolari personaggi, anche novaresi, abbiano affrontato le sfide del proprio tempo, invitano i partecipanti ad approfondire e a discutere sull'attualità.

Come per il passato, anche l'edizione di questa stagione non vuole essere un'iniziativa circoscritta agli addetti ai lavori, bensì indirizzata ad una platea più ampia e eterogenea, diversificata per età, nella speranza di offrire sinergie intergenerazionali.

Anche domenica 31 maggio ad accompagnare i presenti in questo viaggio umano, memoriale ed artistico, oltre al filosofo Paolo Pagani, vi concorreranno, conversando con gli ospiti, Chiarastella Bonetti e Gabrio Mambrini, già ideatori, organizzatori e coordinatori delle due precedenti edizioni.

La direttrice dell'Istituto, Suor Giuseppina Teruggi, inaugurerà il pomeriggio, offrendoci il benvenuto. L'ingresso è gratuito, ma per ragioni organizzative si chiede di indicare l'eventuale partecipazione contattando Raffaella Beldì (cell. 340 8636087), oppure scrivendo al seguente indirizzo email: domenicheinsiemeist.immacolata@gmail.com. Il progetto grafico è, come sempre, di Sarah Bonetti.

Il programma di appuntamenti, che per tutta la sua durata gode dei prestigiosi patrocini del Comune di Novara e della Provincia di Novara, si concluderà il 21 giugno 2026, con l'artista Sarah Bonetti che presenterà "Renoir e la gioia di vivere". Questa edizione è interamente dedicata alla memoria di Suor Rosanna Cipolla, che sempre ha creduto nella bontà e nell'alto valore del progetto culturale in argomento.