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Grande produzione con la corale San Gregorio Magno

Applausi convinti per L'Italiana in Algeri di Rossini al Teatro Coccia

Trecate - La stagione 2026 del Teatro Coccia di Novara volge verso la pausa estiva, ma l’afflusso di pubblico venerdì 15 e domenica 17 maggio per la nuova produzione dell'opera "L'Italiana in Algeri" di Gioachino Rossini, titolo che mancava nel cartellone del Teatro novarese dal 2013, ha sottolineato ancora una volta la rilevanza della lirica nel panorama musicale.

Questo dramma giocoso in due atti, su libretto di Angelo Anelli, appartiene al genere dell’opera buffae si ispira vagamente ad un fatto di cronaca realmente accaduto: la vicenda di Antonietta Frapolli, signora milanese rapita dai corsari nel 1805, portata nell’ harem del bey di Algeri Mustafà-ibn-Ibrahim e poi ritornata in Italia.

Un Rossini ancora solo ventunenne scrisse l'opera in tutta fretta (qualcuno dice in 27 giorni, altri sostengono addirittura solo in 18). Il grande compositore vi riuscì a infondere nuova vitalità e a rinnovare i clichés della farsa e degli schemi buffi, trattandoli con trascinante virtuosismo e realismo comico. L'opera venne definita da Stendhal come "la perfezione del genere buffo".

Il melodramma venne rappresentato per la prima volta al Teatro San Benedetto di Venezia ed ebbe subito un ottimo successo.

La vicenda si svolge alla corte di Mustafà, bey di Algeri, il quale stanco della moglie (Elvira), e delle schiave del suo harem, decide di provare un’amante italiana. Grazie all’intervento dei corsari, dopo un naufragio, viene catturata Isabella, che era partita dall’Italia, insieme al suo servitore Taddeo, alla volta di Algeri per ritrovare il suo amato Lindoro –divenuto schiavo del bey-. Sarà dal momento in cui l’italiana verrà portata a corte che inizieranno i guai per Mustafà, che finirà burlato e deriso dai giochi di Isabella, la quale, invece, riuscirà a ricongiungersi a Lindoro e a riportarlo in Italia.

Quella appena andata in scena al Coccia è risultata un’eccellente produzione, sotto ogni aspetto. La regia di Marco Gandini, curata in ogni particolare, i costumi, di Anna Biagiotti , eleganti e preziosi, le scene di Italo Grassi, semplici e versatili teli e le luci ben calibrate firmate da Ivan Pastrovicchio hanno dato vita a uno spettacolo comico e brillante, raffinato e suggestivo, in cui la leggerezza, l’apparente semplicità e la cura dei particolari hanno saputo esaltare ogni aspetto dell’Opera rossiniana. Una concertazione accurata, plasmata su un compagnia vocale di tutto rispetto, in cui emerge la voce di Mara Gaudenzi. Grande prova interpretativa, oltre che vocale, quella  di Taddeo, Emmanuel Franco, e di Mustafà, al secolo Giorgio Caoduro. Un cast applauditissimo e assai preparato, guidato con energia e precisione dal maestro Alessandro Cadario, a capo dell’Orchestra Filarmonica Italiana. Alla sua bacchetta ha risposto prontamente il coro maschile della San Gregorio Magno di Trecate, offrendo compattezza vocale e grande prova scenica. Le sezioni maschili della corale trecatese, preparate dal maestro Elvis Zini, hanno saputo dimostrare grande duttilità sia vocale che di teatralità. Il coro non ha fatto semplicemente da sfondo, ma ha svolto una parte attiva ed ha ben contribuito alla riuscita dello spettacolo.

Dalla platea e dai palchi abbiamo apprezzato tutto il loro lavoro e la fatica di estenuanti e numerose prove sia a teatro che nella sede a Trecate. Certamente siamo orgogliosi dell’ottimo risultato da loro ottenuto.

Al termine della serata non potevamo, quindi, esimerci dall’attenderli all’uscita degli artisti e applaudire a tanta bravura.

Bravo il coro uomini. Grandi attori e ottimi cantanti!

M.D.