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La preghiera delle anime in transito

Trecate - Lasciati i fasti di Traviata il coro San Gregorio Magno di Trecate volta pagina e si dedica alla musica sacra. Ma se volessimo seguire un percorso immaginario in cui la dipartita di Violetta non fosse l’atto finale, come se la sua anima non avesse terminato la sua travagliata esistenza terrena, l’ultima esecuzione della corale trecatese sarebbe perfetta per accompagnare lo spirito dell’eroina verdiana, e con lei quello di tutte le anime dei defunti, nell’ultimo viaggio verso l’eternità. Un cammino illusorio che creerebbe quel filo conduttore tra le ultime recite dell’opera di Verdi con l’esecuzione che si è tenuta ieri nella basilica di San Michele, ad Oleggio. Infatti il tradizionale concerto dedicato al Santo, recava il seguente titolo: “La preghiera delle anime in transito”.

Veniamo all’esecuzione di sabato 4 ottobre. Nella serata sono stati presentati due compositori fondamentali per la storia della musica sacra: Gabriel Fauré, con il suo “Cantique de Jean Racine”, scritto tra il 1864 e il 1865 e Lorenzo Perosi, con il “Transitus Animae”, oratorio per mezzosoprano, coro misto a 4 voci e organo composto nel 1907, eseguito per la prima volta a Oleggio in forma integrale. Il primo testo, Verbe égal au Très-Haut (Verbo pari all'Altissimo), è tratto dalla traduzione francese dovuta a Jean Racine dell'inno latino Consors paterni luminis, attribuito a Sant’Ambrogio epubblicato nel 1688. Fauré compose il brano per un concorso interno all' École Niedermeyer di Parigi, in cui vinse il primo premio, tuttavia battezzò la sua composizione con il nome di Racine e non come l'originale latino, probabilmente perché preferiva "l'eleganza e la floridità" del testo francese. Circa il secondo brano proposto nel concerto, è interessante leggere quanto lo stesso Perosi scriveva del suo Oratorio, nelle note di presentazione del Transitus:«Giunta l'Anima al passaggio supremo implora la misericordia divina, mentre il coro canta le preci degli agonizzanti. L'intercessione della Vergine Santissima è invocata da un coro di soprani e contralti. L'Anima passa all'eterna vita, gli angeli la conducono a Dio». 

La partitura, mediante una selezione di testi tratti dalle Sacre Scritture, intende appunto rappresentare il momento dell'estremo passaggio dell'anima all'Aldilà. Tra squarci di luce e di tenebre, canti di lode e trepidanti preghiere, nel gioioso presentimento della gloria della resurrezione si ricompone il maestoso affresco sonoro di un'opera che i primi ascoltatori non esitarono a definire «densa di tenerezza, di abbandono e di consolazione spirituale». Protagoniste della serata le voci: quella della solista, Giorgia Gazzola, precisa e dotata di grande forza evocativa, che ha eseguito questo oratorio per l’ottava volta, e quelle dei coristi che, per stessa ammissione del maestro direttore Mauro Trombetta, hanno dovuto cantare in una posizione non facile per l’amalgama delle voci, dando però un’ ottima prova dal punto di vista musicale. Insostituibili gli accompagnatori Anna Bigliardi, al pianoforte, e Alberto Sala all’organo, che non hanno fatto sentire la mancanza di un’intera orchestra. Nonostante la pioggia e il tempo uggioso, la basilica era strapiena, alcuni, non trovando posto a sedere hanno comunque assistito in piedi a tutto il concerto. Il pubblico ha seguito con ammirazione e partecipazione l’esecuzione dei brani. Un lungo applauso ha concluso il concerto; gli spettatori hanno richiesto il bis e, dato che il 4 ottobre è dedicato a San Francesco, il maestro ha scelto di accomiatarsi proprio con l’esecuzione del Dolce è sentire di R. Ortolani, tratto dal film Fratello sole e sorella luna di F. Zeffirelli.

La bellezza del creato si esprime spesso attraverso l’arte e la musica è in grado di rendere tale bellezza tangibile all’uomo. E in questo momento c’è tanto bisogno di armonia e di pace.

 

Mariagabriella Di Giovanni