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Schola Cantorum: di teatro in teatro

Trecate - Dopo il successo al Coccia la Corale San Gregorio Magno prosegue la sua attività artistica anche nei teatri più piccoli. Sabato 7 febbraio è stata invitata a prendere parte a uno dei tanti appuntamenti organizzati da BorgoMusica, nell'ambito del BorgoMusica Festival - Winter Season. Nella serata il coro ha partecipato all’allestimento, in forma semiscenica, dell’opera più nota di Pietro Mascagni: Cavalleria rusticana. Ogni poltroncina del Teatro Comunale “O.L. Scalfaro” era occupata. Nelle prime file, e ciò non sempre accade per il melodramma, tanti ragazzi e alcuni bambini che hanno seguito con molto interesse tutta la vicenda. A presentare in modo chiaro, aggiungendo curiosità e aneddoti sulla fortuna e il successo dell’opera, il maestro Mauro Trombetta. Un esempio: la vicenda giudiziaria tra Mascagni e Verga.

La storia di Cavalleria rusticana inizia nel 1889, quando il giovane – e pressoché sconosciuto – Mascagni si iscrive al concorso indetto dalla casa editrice milanese Sonzogno per la scrittura di un’opera in un singolo atto. La scelta del soggetto ricade sull’omonima novella verghiana edita nel 1880. Cavalleria rusticana è un clamoroso successo. Mascagni deve fare i conti con Verga, pronto a reclamare la paternità di Cavalleria presso il Tribunale di Milano.Il processo si trascina per molti anni nelle aule del Palazzo di Giustizia prima di trovare l’intesa finale. Nel 1891 il tribunale impone a Mascagni e al suo editore Edoardo Sonzogno il versamento del 50% degli utili netti, ma è solo nel 1893 che si trova l’intesa finale mediante un accordo che riconosce la somma di lire 143.000 – pari a oltre 500.000 euro odierni – allo scrittore siciliano.

È sempre un piacere ascoltare ed imparare, da un esperto, qualche frammento sulla storia dei compositori e delle loro creazioni prima che il coro e i solisti le eseguano. Diretta dallo stesso Trombetta, e accompagnata la pianoforte da Svetlana Huseynova, l’opera ha guidato l’ uditorio fino in Sicilia, all’alba della domenica di Pasqua, dove Lucia, madre di Turiddu e proprietaria di un’osteria, prepara il vino per i festeggiamenti che avranno luogo dopo la messa. Compar Alfio scopre che sua moglie Lola lo tradisce con il bel Turiddu appena tornato dal servizio militare, al quale lei aveva giurato amore prima di vederlo partire. È Santuzza, la nuova fiamma di Turiddu, ad allertare Alfio, il quale al termine della giornata si scontra a duello con Turiddu e lo uccide. Rimane sul palco il dramma per le due donne, mamma Lucia e Santuzza, per la perdita del figlio e dell’uomo tanto amato.

Applausi a scena aperta e soprattutto al termine dell’opera per tutti gli esecutori. Grande presenza scenica, sia per la vocalità che per l’interpretazione, quella di Giorgia Gazzola, nel ruolo di Santuzza. Bella voce, ma un po’ contenuto scenicamente, Agostino Sempio (Turiddu); preparato e sicuro Mino Boscolo, Compar Alfio; convincente Sara Bonini, mamma Lucia. Doppiamente brava Agnese Jurkovska, leggiadra e civettuola, come il ruolo di Lola richiede, e virtuosa al violino, durante l’Intermezzo. Una sicurezza, come sempre la prestazione della corale trecatese. Gli spettatori hanno continuato ad applaudire e non hanno lasciato la sala fino all’uscita dell’ultimo corista. Un calore e un apprezzamento veramente straordinari che ripagano sempre la fatica e l’impegno dei cantanti e dei musicisti.

M.D.