Trecate - Eccomi nuovamente a teatro. Mi accomodo tra le rosee poltroncine per l’apertura della stagione 2026 dello storico teatro Coccia di Novara: in cartellone “Macbeth” di Giuseppe Verdi. Ispirato alla omonima tragedia di Shakespeare, è stato adattato ad opera dal Cigno di Busseto. Ed è proprio all’adattamento di Macbeth di Giuseppe Verdi del 1865 che fa fede lo spettacolo a cui sto per assistere.
Sedersi tra il pubblico sta diventando una felice e graziosa routine. Provo un profondo senso di felicità. Partecipare a una serata come questa mi riempie di orgoglio. È un momento di festa, un vero e proprio evento. E poi... tra poco, sulle assi del palcoscenico, vedrò “apparire” gli artisti del coro della San Gregorio Magno di Trecate. In fondo sono qui per loro.
Corinne Baroni, direttrice del teatro, ha appena annunciato la presenza della corale come realtà artistica indispensabile per il Coccia: una garanzia di successo. Le luci si abbassano, entra il direttore. La musica ha inizio e con essa la magia.
Al termine dello spettacolo il risultato è unanime: un sorprendente Macbeth ha inaugurato la stagione 2026 del Teatro Coccia. Lo spettacolo ha affascinato tutti. Sui social, via internet e sulla carta stampata rimbalzano i lusinghieri commenti per l’opera appena andata in scena. Non mi dilungo e lascio che questa volta siano i critici, gli esperti, a parlare, o meglio a descrivere il successo di questo Macbeth, al posto mio.
“Di grande importanza il lavoro del coro della Schola Cantorum San Gregorio Magno di Trecate, dirette dal Maestro Mauro Trombetta, protagonista imprescindibile di Macbeth. La compagine corale del Teatro Coccia si distingue per compattezza, precisione ritmica e intensità espressiva, risultando particolarmente efficace nei momenti di maggiore tensione drammatica, dove il coro assume una funzione quasi collettiva e rituale, in linea con l’estetica tragica dell’opera”. OPERAMUNDUS
Ed ancora…
“La Schola Cantorum di San Gregorio Magno di Trecate (NO) è stata parte fondamentale di questa difficile rappresentazione. Seguendo scrupolosamente le indicazioni della straordinaria bacchetta di Bernacèr, ha dato risalto e importanza, quando serviva, a voci possenti e a voci di preghiera così tanto volute nella scrittura musicale da Verdi. Forse la miglior interpretazione degli allievi del Maestro Trombetta di questi ultimi anni”. Il Gazzettino di Novara.
“Al termine, applausi convinti per tutti i cantanti, con punte di maggior gradimento per Roberto Scandiuzzi, per il direttore e per gli artisti del coro. Ottimi anche gli interventi delle tre apparizioni di Roberto Messina, Erika Fornero e Agnese Jurkovska. Puntuali gli interventi di un Sicario (Luigi Varriale), di un domestico (Piero Santi) e del re Duncano (Marco Baldino)”. Susanna Toffaloni - OperaClick (ricordando che Messina, Jurkovska, Variale e Santi, figurano anche appartenenti al coro).
“Buona la prova della Schola Cantorum San Gregorio Magno di Trecate diretta da Mauro Trombetta che regala un momento intimo e toccante nella celeberrima “Patria Oppressa”. Opera Libera
“Molto valida la prova del coro San Gregorio Magno, istruito dal maestro Mauro Trombetta”. L’Ape musicale Rivista di musica, arti, cultura.
“La messa in scena era davvero splendida, tradizionale nel senso migliore del termine. Scene eleganti, costumi efficaci, un coro forte e ben preparato, e la giusta dose di trucco e teatralità”. Geoffrey - Opera diary
“Il team diretto dallo stesso Piscopo, con il coro di San Gregorio e un sempre verde e incantatore Roberto Scandiuzzi nel ruolo di Banco, ci ha consegnato un allestimento apprezzato dal pubblico che ha gradito scelte e trasposizioni innovative, ma rispettose della tradizione”. Cristina Lorenzi - La Nazione – Massacarrara.
Lo stesso regista, al termine delle recite, ha inviato al coro il seguente messaggio. “È stato un piacere lavorare con voi! Sono davvero felice del risultato, abbiamo lavorato bene , insieme, creando una bella sintonia e un’atmosfera di pace. Spero anch’io di rivederci presto in altre produzioni!...dovete essere orgogliosi del risultato che siete riusciti a ottenere”.
Gli echi dell’opera rimangono nella mente e nei cuori di chi ha assistito e applaudito; di chi ha vissuto sul palco e ha fatto rivivere il dramma shakespeariano-verdiano, di chi ha fatto muovere tutti gli ingranaggi della macchina dello spettacolo; in chi ha cantato, recitato, suonato; alla organizzazione immensa che si è mossa dietro a questa rappresentazione, scenografi, luci, trucco, costumi…
Dietro alle fatiche e alle innumerevoli prove; alle giornate e alle serate trascorse in teatro affinché questo Macbeth andasse in scena e prendesse vita. Sì, perché il teatro non è solo finzione e in questo caso, ripensando alla musica, quale messaggio universale, e a ciò che questo Macbeth, ha messo in scena, ovvero la vanità della bramosia per il potere, pare che la finzione, alla fine, non si sia rivelata così distante da alcuni scenari, ahimè, attuali. Ma la musica è finita.
Gli spettatori se ne vanno, gli artisti tornano a casa: la grande bellezza dell’Opera ha incantato Novara.
Mariagabriella Di Giovanni