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Frontalieri: il salario non basta più

La Cisl Piemonte Orientale presenta la ricerca sulle nuove sfide della qualità del lavoro

Varese - Il salario resta un pilastro fondamentale del lavoro in Svizzera, ma non è più sufficiente a garantire una buona qualità della vita. È quanto emerge chiaramente dalla nuova ricerca promossa da OCST, CISL dei Laghi, CISL Sondrio e CISL Piemonte Orientale, con il contributo scientifico di BiblioLavoro, che ha coinvolto un campione di oltre 1.500 lavoratori frontalieri. Lo studio evidenzia come, accanto alla retribuzione, stiano emergendo nuove, pressanti criticità che influenzano il benessere del lavoratore. Dall’indagine emerge una difficoltà crescente nel preservare il potere d’acquisto, accompagnata dalla percezione di disparità retributive e possibili discriminazioni legate allo status di frontaliere. Il quadro è aggravato da persistenti differenze salariali di genere, una scarsa soddisfazione in merito al welfare aziendale e dall’impatto — economico e personale — dei costi del pendolarismo.

Le priorità: conciliazione vita-lavoro e diritti

Tra le istanze più sentite dai lavoratori emerge con forza la necessità di una migliore conciliazione tra vita privata e professionale. Il telelavoro, pur essendo molto apprezzato per i benefici in termini di risparmio di tempo e benessere, rimane ancora poco accessibile. La ricerca solleva inoltre importanti interrogativi sulla formazione professionale e sulla reale conoscenza delle tutele previdenziali, confermando che la qualità del lavoro non dipende soltanto dalla busta paga, ma anche dal riconoscimento professionale, dalle opportunità di crescita e dalla gestione della quotidianità.

La presentazione dei risultati

I risultati del monitoraggio saranno presentati ufficialmente il 24 ottobre 2026 presso il Centro Congressi Ville Ponti di Varese, in occasione della presentazione del volume "Lavorare oltre confine. Condizioni, bisogni e prospettive dei lavoratori frontalieri". La pubblicazione non si limita all'analisi dei dati, ma raccoglie le proposte sindacali concrete per rafforzare le tutele, ridurre le disparità e favorire un welfare aziendale più equo.

Il commento della Cisl Piemonte Orientale

“I risultati di questa ricerca confermano che oggi essere frontalieri significa affrontare sfide che vanno ben oltre la retribuzione," affermano la Segretaria Generale Elena Ugazio e la Segretaria Organizzativa Romina Baccaglio della Cisl Piemonte Orientale. "È fondamentale potenziare l’informazione sui diritti, sulla previdenza e sulle tutele sanitarie, affinché ogni lavoratore possa compiere scelte consapevoli e guardare al futuro con maggiore sicurezza”.

Particolare attenzione viene rivolta al territorio del Verbano Cusio Ossola, dove il lavoro oltre confine rappresenta una risorsa strategica per migliaia di famiglie. "Dobbiamo prestare sempre più attenzione alla qualità della vita e alla conciliazione dei tempi," concludono Ugazio e Baccaglio. "Il frontalierato è una risorsa per il sistema economico transfrontaliero. Per questo continueremo a lavorare, in sinergia con le organizzazioni sindacali svizzere, affinché questa opportunità si traduca non soltanto in un buon salario, ma in maggiori diritti, benessere e reale qualità della vita per chi ogni giorno attraversa il confine".