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Agricoltori Cia in piazza a Montecitorio alla protesta nazionale

Delegazione Cia Novara Vercelli VCO per spiegare lo stato di crisi del settore

Novara - Nel primo giorno del sit-in a Roma, che durerà due settimane, organizzato da Cia-Agricoltori Italiani, hanno preso parte anche gli agricoltori associati a Cia Novara Vercelli VCO. Insieme al direttore Pamela Minoletti e al suo vice Federico Sironi, i produttori capitanati dalla presidente Donne in Campo Piemonte e Valle d’Aosta Emanuela Ceruti, hanno sfilato, con i colleghi di altre regioni di Italia, fino in piazza Montecitorio per la mobilitazione nazionale che intende sensibilizzare l’opinione pubblica e le Istituzioni.

Sotto lo slogan “I conti non tornano”, l’organizzazione porta in piazza il commercio internazionale con l’assenza di reciprocità nelle regole, che si scarica tutta sui nostri produttori. Gli agricoltori incassano sempre meno, mentre i cittadini pagano sempre di più. E i costi continuano a salire per entrambi. Una protesta che non è solo di categoria, ma mette insieme agricoltori e cittadini contro gli squilibri di un sistema che sta scaricando sui due anelli più deboli – chi produce e chi acquista – il peso di rincari e distorsioni.

Il presidente nazionale Cia Cristiano Fini ha spiegato ai politici presenti la situazione di crisi e i motivi della protesta. Nel primo giorno di presidio, sono intervenuti, tra gli altri, Riccardo Molinari, Gilberto Pichetto Fratin, Giuseppe Conte, Elly Schlein.

Eclatanti le ripercussioni su due produzioni simbolo del Paese: il settore dei cereali attraversa una fase di profonda crisi da oltre 4 anni; il comparto del vino è in estrema difficoltà; l’extravergine d’oliva registra crolli dei prezzi alla produzione dal 25% al 50%, spinto al ribasso dalle massicce importazioni dall’estero, mentre l’import di riso è cresciuto di quasi il 30% solo nel primo trimestre 2026, sotto la pressione delle concessioni al Sud-Est asiatico e degli accordi Mercosur e con l’Australia, con una crescente pressione sulle varietà italiane. A settembre l’inflazione è salita al 4,2%, ai massimi da tre anni, e gli italiani hanno dovuto fare i conti con un balzo del 5,5% dei prezzi degli alimentari freschi rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel frattempo, i prezzi riconosciuti agli agricoltori sono crollati: -50% per l’olio extravergine d’oliva, -30% per le susine, -25% per albicocche e uva da tavola, -24% per il latte spot, -22% per pesche e pere, -15% per le mele e -5% per il pollo.

«Siamo dentro una tempesta perfetta, colpiti dagli effetti delle guerre e del cambiamento climatico -dichiara il presidente di Cia, Cristiano Fini-. Ma la crisi dell’agricoltura non riguarda solo noi: coinvolge tutti i cittadini, perché chiama in causa la sicurezza alimentare, la tutela ambientale e il presidio dei territori». Eppure, in questo momento «gli agricoltori stanno lavorando con prezzi che in molti casi non coprono neppure i costi di produzione, mentre nelle famiglie il carrello della spesa pesa sempre di più -continua Fini-. Questo non è più sostenibile. Non possiamo accettare che chi produce cibo venga pagato sempre meno e chi lo compra sia costretto a pagarlo sempre di più».