Novara - Il 2026 si è aperto con il mercato del riso in sofferenza con continui cali dei prezzi. Una situazione inaccettabile che vede, oltretutto, aumentare le importazioni dall’estero. E’ quanto denuncia Coldiretti nell’analizzare i dati. Secondo le analisi di Coldiretti, infatti, nel 2024 sono arrivati dall’estero 300 milioni di chili di riso, per quasi tre quarti dall’Asia, e nei primi dieci mesi del 2025 gli arrivi sono cresciuti del 9%. Nel riso indiano e paraguyano sono, inoltre, stati rilevati fungicidi e insetticidi vietati nell’UE.
“Nonostante questa situazione – sottolinea Fabrizio Rizzotti, vicepresidente di Coldiretti Novara-Vco con delega territoriale al settore risicolo - il 60% del riso che entra in Italia beneficia del dazio zero e dal 2009, grazie al regime EBA (“Everything But Arms”), le importazioni sono passate da 9 a oltre 50 milioni di chili, aggravando il dumping con pesticidi vietati e sfruttamento di lavoro minorile. Ad oggi, i prezzi riconosciuti ai nostri agricoltori sono nettamente in perdita, alcune varietà, come l’Arborio ma non solo, hanno perso addirittura il 35% del valore rispetto allo scorso anno con i costi di produzione, invece, balzati alle stelle con fertilizzanti, energia e mezzi tecnici che hanno registrato incrementi a doppia cifra negli ultimi anni, secondo l’analisi di Coldiretti. Difendere il riso piemontese significa difendere la sovranità alimentare europea, il lavoro agricolo e un patrimonio che non può essere sacrificato alle logiche del massimo ribasso”.
“Chiediamo parità di condizioni nelle importazioni, applicando il principio di reciprocità. Gli stessi standard europei di sicurezza e sostenibilità devono valere per tutti i prodotti, indipendentemente dal Paese di origine – affermano il Presidente di Coldiretti Novara-Vco Fabio Tofi e il Direttore Luciano Salvadori - Per farlo serve aumentare i controlli e assegnare all’Italia e a Roma la sede dell’Authority doganale europea, come richiesto con la candidatura avanzata dal Governo italiano su sollecitazione di Coldiretti. Serve una clausola di salvaguardia realmente automatica e tempestiva, basata anche sull’andamento dei prezzi, oltre all’applicazione del principio di reciprocità negli accordi commerciali e a concrete tutele del reddito agricolo. Occorre rafforzare, inoltre, i contratti di filiera come strumento di stabilizzazione industriale: l’unico modo per difendere la nostra produzione è costruire relazioni di lungo periodo tra i produttori, l’industria e la distribuzione. Diversamente, è a rischio il futuro di un settore che detiene il primato europeo con l’Italia che garantisce oltre il 50% dell’intera produzione di riso della Ue di cui è il primo fornitore, con una gamma di varietà e un livello di qualità uniche al mondo”.