Novara - Riceviamo e pubblichiamo dalla sezione Funzione Pubblica della Cgil Novara-Vco: "Ci siamo ormai abituati a leggere sulla stampa locale, pressoché settimanalmente, le comprensibili e condivisibili preoccupazioni espresse dai colleghi che lavorano e operano presso l’Ospedale Maggiore di Novara. Pare quasi, passare tra le righe l’idea che, al contrario, in ASL Novara le condizioni di lavoro siano paradisiache... tanto che decine e decine di professionisti sarebbero pronti a “saltare il fosso” e passare dall’Azienda Ospedaliera a quella Locale. Allora è forse giunto il momento di fare chiarezza. A parere di Funzione Pubblica CGIL Novara-VCO, delle proprie Rappresentanze Sindacali Unitarie e di centinaia di lavoratrici e lavoratori rappresentati, in questo momento ASL Novara sta vivendo il periodo più complicato e critico, dall’epoca della pandemia. Il recente rinnovo del Contratto nazionale ha messo nelle tasche aumenti mensili ridicoli, che vanno dai 30 ai 50 euro, svilendo definitivamente la professione sanitaria; l’effetto continua ad essere la fuga dei colleghi, verso rapporti di lavoro libero-professionale a partita iva, e la disaffezione dei giovani studenti che se ne guardano bene dallo scegliere la carriera infermieristica, della riabilitazione e socio-sanitaria. Stessa sorte per tutto il personale tecnico e amministrativo, a cui viene chiesto sempre maggiore sforzo e maggiori carichi di lavoro, al netto di mancate sostituzioni di pensionamenti e di livelli stipendiali che non permettono di arrivare alla fine del mese. A fronte di tutto ciò, l’Azienda continua indefessamente ed imperscrutabilmente ad alzare il tiro! Si ampliano gli orari dei servizi territoriali... si progettano aperture di nuovi padiglioni ospedalieri... si assume la gestione di un Ospedale. Obiettivi indubbiamente virtuosi e meritevoli...ma la domanda sorge spontanea. Con quali risorse? Quale personale (medico e del comparto) andrà a garantire le attività all’interno dei servizi? Perché le fantomatiche procedure assunzionali, tanto decantate dall’Assessorato regionale alla Sanità, nelle Province piemontesi non hanno portato pressoché alcuna miglioria. I professionisti che scelgono di venire a lavorare qui non ci sono! I pochi che accettano, vengono soltanto “sottratti” ai vicini di casa... creando un circolo vizioso in cui purtroppo la coperta è sempre la stessa...e per coprire da una parte si scopre necessariamente da un’altra! Viene chiesto ai nostri professionisti di aumentare le ore di lavoro, sottraendo tempo al riposo e alle famiglie, promettendo compensi che poi si rivelano inesistenti: basti vedere cosa succede con le prestazioni aggiuntive, i cui fondi in ASL Novara sono terminati nel giro dei primi tre mesi dell’anno. Eppure ci risultano calendarizzati, in molti servizi, rientri e progetti per molti mesi a venire; tutto lavoro aggiuntivo a cui era stato garantito il compenso in prestazione aggiuntiva... e che oggi non sarà remunerato in quel modo. Perché l’Azienda non si assume la responsabilità di comunicarlo ai professionisti? Perché non c’è chiarezza e trasparenza? Forse perché l’adesione a questo lavoro aggiuntivo è volontaria? Ci chiediamo, per quanto ancora il personale sarà disposto a rinunciare al proprio sacrosanto diritto di riposarsi, a rinunciare di passare del tempo con la propria famiglia, per andare incontro alle esigenze di un datore di lavoro, che di fatto non è nemmeno in grado di comunicare chiaramente quali sono le condizioni retributive? La nostra preoccupazione si amplifica ancora di più, in considerazione dell’imminente scadenza della programmazione delle ferie per il periodo estivo. Una programmazione che, ormai da anni, si regge esclusivamente sull’enorme disponibilità del personale, a coprire le assenze dei colleghi, soprattutto grazie al riconoscimento delle prestazioni aggiuntive. Come potrà l’Azienda garantirle quest’anno, a fronte del fatto che nel salvadanaio non è rimasto un quattrino? Ad oggi, purtroppo, vediamo solo due tragici scenari possibili: da una parte la compressione dei servizi erogati, dall’altra l’affidamento degli stessi ai grandi gruppi che gestiscono la sanità privata. In ogni caso, a farne le spese sarebbero sempre le lavoratrici e i lavoratori... ma ancor prima le migliaia di cittadini che vedrebbero sempre più compromesso il diritto costituzionale alla salute pubblica, universale e di eccellenza. E infine, quindi, ci chiediamo: la Regione Piemonte, cosa sta facendo per affrontare seriamente questi problemi? Dove sono le risorse straordinarie per aumentare i fondi per le prestazioni aggiuntive? Dov’è il rispetto per le lavoratrici e i lavoratori che operano nella sanità pubblica, una volta “garantita a tutti”, ora “garantita ad alcuni”, un domani “garantita a chi potrà permettersela”? Dove sono le centinaia di assunzioni che da anni attendiamo? Per la Regione Piemonte, ora sono in Uzbekistan. Esattamente un anno fa erano in Albania. Cosa aspettarci per l’anno prossimo? Ci permettiamo di suggerire di cercarli sulla Luna, in considerazione del fatto che probabilmente coincide con il nuovo domicilio del Grattacielo della Regione Piemonte".