Torino - Confagricoltura Piemonte ha chiesto formalmente al presidente della Regione Alberto Cirio e all’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni di avviare con urgenza la procedura necessaria per ottenere il riconoscimento della siccità 2026 quale evento calamitoso e consentire così l’attivazione delle misure previste dal Fondo di solidarietà nazionale a favore delle imprese agricole. La richiesta nasce dall’aggravarsi di una situazione che, per intensità e diffusione territoriale, presenta caratteristiche paragonabili a quella del 2022. Le precipitazioni molto inferiori alla norma, associate alle temperature eccezionalmente elevate e al rapido esaurimento delle riserve idriche superficiali, stanno determinando pesanti ripercussioni sull’intero settore agricolo piemontese. Confagricoltura ricorda che la stessa Regione ha dichiarato lo stato di emergenza di rilievo regionale, mentre l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici del Distretto del Po ha classificato l’intero bacino in condizioni di severità idrica alta.
“La dichiarazione dello stato di emergenza regionale - dichiara il presidente di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasia - rappresenta un passaggio importante ma, da sola, non consente alle aziende agricole di accedere agli strumenti di sostegno previsti per le calamità naturali. È quindi indispensabile avviare rapidamente tutte le procedure previste dalla normativa nazionale affinché le imprese possano ottenere risposte concrete in tempi compatibili con la gravità della situazione. È presto per stirare un bilancio definitivo, ma stando alle prime stime attendibili che abbiamo raccolto dei nostri tecnici, il danno complessivo per il settore primario piemontese potrebbe aggirarsi attorno ai 2 miliardi di euro”.
Nella lettera inviata alla Regione, Confagricoltura Piemonte chiede l’apertura immediata delle segnalazioni dei danni su tutto il territorio regionale, l’avvio degli accertamenti tecnici ed economici, la delimitazione delle aree e delle produzioni colpite, la trasmissione al Ministero dell’Agricoltura della proposta di declaratoria dell’eccezionalità dell’evento e l’attivazione di tutte le misure previste dal decreto legislativo n. 102/2004, comprese le agevolazioni previdenziali e le necessarie deroghe per consentire l’intervento anche a favore delle colture assicurabili, come avvenuto in occasione della siccità del 2022. L’organizzazione chiede inoltre indicazioni chiare per il riconoscimento della causa di forza maggiore nell’ambito della PAC e del Complemento di sviluppo rurale, evitando che le aziende vengano penalizzate per impegni resi impossibili dalle condizioni meteorologiche.
La richiesta di estendere la ricognizione all’intero Piemonte è motivata dai dati ufficiali disponibili. Secondo Arpa Piemonte, nel mese di luglio le precipitazioni sul bacino piemontese del Po sono risultate inferiori di circa il 54% rispetto alla media, mentre le risorse idriche superficiali immagazzinate presentano un deficit del 62%. Le portate dei corsi d’acqua registrano in numerosi casi riduzioni comprese tra il 60 e il 90%. A questo si aggiunge un quadro climatico eccezionale: luglio 2026 è stato il secondo luglio più caldo della serie storica regionale e il bimestre giugno-luglio il più caldo mai registrato in Piemonte.
“Le conseguenze non derivano soltanto dalla scarsità d’acqua. Le temperature elevate – prosegue Allasia – provocano un forte stress fisiologico delle colture, con riduzione dell’attività vegetativa, cascola dei frutti, scottature, minore peso delle produzioni, perdita di qualità e maturazioni anticipate. A tutto questo si aggiungono i maggiori costi sostenuti dalle imprese per irrigazione, energia e gestione aziendale, mentre molte produzioni registrano già oggi significative riduzioni quantitative”.
Le prime rilevazioni raccolte dalle strutture territoriali di Confagricoltura Piemonte confermano un quadro di danni diffuso e già in molti casi quantificabile. Le perdite produttive risultano particolarmente pesanti per il mais, con cali delle rese che, a seconda delle aree e della disponibilità irrigua, oscillano generalmente tra il 40 e l’80%, fino a sfiorare in alcuni appezzamenti non irrigui la perdita totale del raccolto. La soia registra riduzioni comprese tra il 40 e il 70%, mentre prati, foraggere e pascoli presentano diminuzioni produttive dal 40 al 70%, con punte superiori in alcune aree montane e collinari. Danni significativi interessano anche vigneti, noccioleti, orticole, girasole e riso, dove oltre ai minori quantitativi si riscontrano un diffuso peggioramento qualitativo delle produzioni, anticipo della maturazione, frutti di pezzatura inferiore e fenomeni di cascola. Alla perdita di prodotto si aggiunge un forte incremento dei costi sostenuti dalle aziende per irrigazione, consumi energetici e approvvigionamento dei foraggi, con conseguenze particolarmente pesanti per le imprese zootecniche, costrette in diversi casi ad anticipare il rientro dagli alpeggi per la mancanza di erba disponibile. Le segnalazioni provenienti dalle sedi provinciali confermano inoltre che la siccità interessa ormai l’intero territorio piemontese, dalla pianura alle aree collinari e montane, rendendo evidente la dimensione regionale dell’emergenza.
Confagricoltura Piemonte sottolinea infine la necessità che il Fondo di solidarietà nazionale disponga di risorse adeguate ad affrontare un’emergenza di questa portata e chiede che Regione e Governo operino congiuntamente affinché le imprese agricole possano ottenere sostegni efficaci e tempestivi. “L’agricoltura piemontese - conclude Allasia - ha già dimostrato grande capacità di adattamento, ma di fronte a eventi climatici così estesi e intensi servono strumenti straordinari. È fondamentale agire rapidamente per salvaguardare la continuità produttiva delle aziende e la competitività di un comparto strategico per l’economia regionale”.