Novara - Riceviamo e pubblichiamo da Novara Green: "L’estate 2026 ci sta dimostrando, ancora una volta e con una violenza non più ignorabile, che non c'è più tempo da perdere per trasformare la nostra città in un luogo capace di resistere al caldo estremo. Come accade ormai con una frequenza drammatica, ci troviamo ad affrontare lunghissimi periodi con temperature che superano costantemente i 36 gradi in un arco temporale che va da maggio fino a settembre. Di fronte a un cambiamento climatico globale, la politica locale ha il dovere e il potere di mitigare gli effetti di questa morsa di calore, ed esiste uno strumento fondamentale per farlo: il verde pubblico. Purtroppo, a Novara, l'amministrazione comunale ha continuato in questi anni a considerare gli alberi e i parchi come una semplice spesa a bilancio o come un banale elemento di decoro urbano. È una visione miope e profondamente errata. Oggi il verde in città deve essere trattato a tutti gli effetti come un’infrastruttura primaria, da progettare con la stessa dignità e la stessa visione strategica con cui si pianificano la rete dell’illuminazione pubblica o i tubi del gas/fibra. Tolte le piantumazioni legate alle compensazioni per le grandi opere urbanistiche - per lo più supermercati e capannoni logistici, i cui alberi versano spesso in stato di abbandono e con un alto tasso di mortalità - Novara non è stata capace di destinare una quota vera del proprio bilancio all’infrastruttura verde. È paradossale se si pensa che da anni il Comune chiude i propri conti con corposi avanzi: se negli ultimi dieci anni si fosse scelto di investire anche solo un milione all'anno in nuove piantumazioni e interventi di depavimentazione, oggi avremmo una città decisamente più vivibile e fresca. Certo, accogliamo con favore progetti come quello recentemente finanziato dalla Regione, che porterà un po' di vegetazione in tre strade del quartiere ovest, ma si tratta di interventi ampiamente insufficienti rispetto alla portata dell'emergenza che viviamo. Negli anni si sono perse troppe occasioni. Sono state realizzate piste ciclabili pensate come semplici e infuocate strisce d'asfalto, senza l'ombra di un albero: il risultato è che spesso restano inutilizzate perché invivibili sotto il sole, mentre i ciclisti sono costretti a cercare percorsi alternativi all'ombra. Si sono costruite o riqualificate scuole, come la Buscaglia, dove sono stati abbattuti quasi tutti gli alberi per poi prevedere, solo con i fondi rimasti sul fondo del barile per le sistemazioni esterne, la piantumazione di qualche fuscello anzichè creare un luogo fresco per i bambini che la frequenteranno. E ancora, si è riprogettata Piazza Martiri scrivendo per essa un futuro nefasto, ridotta a una distesa con pochissimo verde e qualche pozza d'acqua anziché una grande fontana che porti refrigerio. Fa davvero male apprendere che il Sindaco abbia persino voluto rivedere al ribasso la presenza di piante nel progetto per compiacere chi sostiene che altrimenti mancherebbe lo spazio per i "grandi eventi". Viene da chiedersi di quali eventi si parli, dal momento che le piazze devono essere immaginate per essere vissute dai cittadini trecentosessantacinque giorni all'anno. Se servono spazi per i grandi spettacoli esistono gli stadi o il cortile del Castello - anch'esso oggi privo di verde per una scelta scellerata della Soprintendenza, ma idoneo quantomeno alle manifestazioni serali. Serve subito un grande investimento pubblico per l'infrastruttura verde, ed eravamo già in ritardo ieri. È necessario potenziare strutturalmente gli uffici comunali che si occupano di verde e progettazione, ripensando l'urbanistica cittadina per creare veri e propri corridoi verdi. Dobbiamo guardare a modelli già vincenti in Europa e in Italia: pensiamo al piano di forestazione urbana di Milano con i suoi corridoi ecologici, ai grandi progetti di desigillamento del suolo e creazione di assi alberati realizzati in tante città Italiane o all'esperienza di Barcellona con i suoi "Superblocchi", dove il verde ha sottratto spazio all'asfalto restituendo ombra e vivibilità ai quartieri. Questi interventi favoriscono lo spostamento a piedi e in bicicletta e riducono le isole di calore. Non solo: è ampiamente dimostrato che le città più verdi registrano benefici immediati anche per il commercio di vicinato, perché le persone tornano a passeggiare e a vivere le vie del proprio quartiere, anziché essere costrette a rifugiarsi in auto nei grandi centri commerciali spinti dall'aria condizionata. Lanciamo dunque una proposta concreta e immediata all'amministrazione: partiamo dal Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS). Prendiamo tutte le vie che sono state individuate come future "Zone 30" — che sono tendenzialmente strade residenziali e adiacenti alle scuole in tutti i quartieri — e, dove le larghezze lo consentono, trasformiamole in corridoi verdi di quartiere sviluppati in senso radiale verso il centro cittadino, ci mettiamo a completa disposizione dell'amministrazione per un supporto ideativo. Passiamo dalle parole ai fatti e partiamo subito: il clima cambia e la nostra città non può più permettersi di aspettare, avevamo ragione noi quando lo dicevamo 10 anni fa e ora abbiamo solo perso del tempo".