Novara - «La legge regionale 17/2022, cosiddetta “Allontanamento zero”, come abbiamo sostenuto sin dalla sua genesi, si è rivelata inutile e dannosa. A confermarlo sono i dati ottenuti in risposta ad una mia richiesta di accesso agli atti all’assessorato regionale alle Politiche sociali: a quasi 4 anni dall’entrata in vigore della legge, i minori fuori famiglia sono aumentati e per la prima volta i minori ospitati in comunità hanno superato quelli nelle famiglie affidatarie. Al 31 dicembre 2025 in Piemonte risultano 2.689 minori fuori dalla famiglia d’origine: 1.342 in affidamento familiare e 1.347 nei servizi residenziali. Nel 2024 erano 2.647. In un anno sono aumentati di 42 (+1,6%). Gli affidamenti familiari passano da 1.390 a 1.342: 48 in meno (-3,5%). I minori nelle strutture sono saliti da 1.257 a 1.347, 90 in più (+7,2%)».
Nel novarese e Vco al 31 dicembre 2025 risultano 422 i minori fuori famiglia seguiti dai Consorzi socio-assistenziali
Novara 175 (133 in strutture residenziali)
Verbania 54 (18 in strutture)
Domodossola 28 (6 in strutture)
Arona 21 (6 in strutture)
Borgomanero 44 (10 in strutture)
Castelletto Sopra Ticino 14 (2 in strutture)
Omegna 24 (3 in strutture)
Romentino 62 (35 in strutture)
«Gli allontanamenti-commenta la consigliera Monica Canalis-sono misure assunte dall’autorità giudiziaria come extrema ratio di fronte a situazioni gravi che possono compromettere la salute, l’incolumità e lo sviluppo equilibrato dei minori. Non possono, pertanto, essere impedite da un’iniziativa ideologica e pleonastica come quella messa in campo da Chiara Caucino e Maurizio Marrone dopo i fatti di Bibbiano. “Allontanamento zero” era una legge-bandiera, il cui obiettivo dichiarato era quello di diminuire i minori messi in protezione, potenziando il sostegno alle famiglie d’origine. I dati certificano che non solo il numero degli allontanamenti in Piemonte non è diminuito dopo l’entrata in vigore della nuova legge regionale, ma l’operatività dei servizi sociali è stata ingessata e resa meno scorrevole, introducendo elementi di sospetto e delegittimazione, che hanno impattato negativamente anche sulle famiglie affidatarie, diminuite, accrescendo così i minori ospitati in struttura.
Il numero totale dei minori fuori famiglia è aumentato sia per la forte presenza di Minori Stranieri Non Accompagnati (che tecnicamente non sono allontanati dall'autorità giudiziaria, ma vengono conteggiati dall'assessorato regionale tra i minori fuori famiglia) sia per il depauperamento del tessuto sociale piemontese. Nonostante il Piemonte sia prima Regione in Italia per misure di prevenzione e sostegno alla famiglia d'origine, ci sono molti nuclei familiari problematici e i nostri servizi sociali, educativi, sanitari e giudiziari intervengono di più che in altre Regioni per tutelare i minori.
Come ha giustamente spiegato Paola Ricchiardi, docente di Pedagogia sperimentale all’Università di Torino, si è finito per colpevolizzare i servizi sociali e le famiglie affidatarie, come se i bambini venissero “sottratti” alle famiglie d’origine; invece, “le famiglie affidatarie offrono un’opportunità in più dando al bambino un’altra famiglia a cui appoggiarsi mentre la sua viene aiutata” (Corriere della Sera, 17 luglio 2016)».
In conclusione, aggiunge la consigliera Monica Canalis, «occorre invertire questa tendenza promuovendo in tutta la Regione delle campagne informative a favore dell’affido, che coinvolgano nuove famiglie, come ad esempio sta facendo il Comune di Torino. Un altro dato che colpisce dalla risposta al mio accesso agli atti, è quello dei Minori Stranieri Non Accompagnati, presenti in gran numero (952) in linea con il 2024 e 2023. Bisognerebbe sostenere di più le famiglie comunità specializzate nell’accoglienza di questi minori, a differenza di quanto fatto dal Ministero che ha recentemente ridotto le risorse a loro favore. I MSNA sono quasi tutti accolti in struttura, configurando una discriminazione rispetto a quelli di origine italiana, che sono in maggioranza accolti in famiglia. Suggerisco, infine, alla Giunta Cirio di arricchire i percorsi di formazione per i tutor dei MSNA con dei moduli di carattere educativo, da aggiungere a quelli legali previsti dal Ministero. La figura del tutor in questi anni si è affermata positivamente e merita maggiori attenzioni, anche con delle specifiche regionali».