Novara - Riceviamo e pubblichiamo dal Pd piemontese a firma di Domenico Rossi - Segretario Regionale PD Piemonte - Presidente della Commissione Legalità del Consiglio Regionale, Gianna Pentenero - Capogruppo Consiglio Regionale PD, Nadia Conticelli - Consigliera Regionale - Presidente Assemblea PD Piemonte ed Emanuela Verzella - Consigliere Regionale PD Biella: "L’inchiesta giornalistica pubblicata su Il Fatto Quotidiano in merito alla società 'Le 5 Forchette Srl' delinea un quadro inquietante, nel quale esponenti di Fratelli d’Italia con ruoli di primo piano in Piemonte e al Governo sarebbero collegati alla famiglia di Mauro Caroccia, recentemente condannato in via definitiva per intestazione fittizia con aggravante mafiosa. Occorre la massima trasparenza per allontanare ogni ombra dalle istituzioni a maggior ragione in un territorio come il Piemonte che negli anni ha visto le mafie prima infiltrarsi e poi radicarsi. Abbiamo chiesto in sede di capigruppo che il Presidente della Regione Alberto Cirio riferisca con urgenza in Aula e ci aspettiamo che la vicepresidente Elena Chiorino e il consigliere Zappalà chiariscano ogni aspetto della vicenda insieme al sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro. La politica ha il dovere di arrivare prima, di attivare tutti gli anticorpi necessari e di garantire trasparenza immediata. Ancora di più in vista della Giornata della Memoria e dell’Impegno che proprio sabato si terrà a Torino e della cerimonia per il ricordo delle vittime di mafia in Consiglio regionale. Non spetta a noi sostituirci ai giudici né, in questa fase, esprimerci su eventuali implicazioni penali e sulla natura di questi intrecci societari. Ma sono troppe le domande a cui le persone coinvolte devono dare risposta e che riguardano aspetti etici e di opportunità politica. Vanno chiarite le circostanze che hanno portato dirigenti nazionali e regionali di FDI, anche con ruoli di governo importanti, a entrare in società con familiari di persone condannate per reati gravi. Se non sapevano chi fosse Mauro Caroccia, legato a doppio filo al clan Senese, possiamo credere che siano adeguati a ricoprire incarichi istituzionali di primo piano? Come mai una società che gestisce una bisteccheria nel cuore di Roma viene costituita proprio a Biella, a 700 km di distanza? Com’è avvenuto il contatto tra i vertici piemontesi e biellesi di FdI e la giovane Miriam Caroccia, nominata amministratore unico a soli 18 anni? Come si spiegano le vendite delle quote in concomitanza con la sentenza definitiva di Cassazione che ha confermato l'aggravante mafiosa per Caroccia? È proprio in casi come questo che emerge la necessità di una magistratura libera e indipendente dal potere politico".
In una nota il gruppo consigliare a Novara del M5S afferma: "Il Movimento 5 Stelle di Novara denuncia la grave scelta di Fratelli d’Italia di confermare la presenza del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro all’evento pubblico in città a sostegno del “Sì” al referendum, nonostante una vicenda che continua a sollevare interrogativi pesanti sul piano politico. Secondo quanto riportato dagli organi di stampa, Delmastro è stato socio di una società di ristorazione insieme alla figlia diciottenne di una persona successivamente condannata in via definitiva per reati di stampo mafioso. Il sottosegretario sostiene di non esserne stato a conoscenza, ma restano dubbi sulle modalità e sulle tempistiche della sua uscita dalla società. Non è una questione penale. È una questione di credibilità e di rispetto delle istituzioni. Eppure Fratelli d’Italia sceglie di fare finta di nulla, ignorando i dubbi e portando comunque Delmastro a Novara come volto della campagna referendaria. Una decisione che appare come una forzatura politica e che dà l’impressione di voler minimizzare una vicenda tutt’altro che marginale. Ancora più inaccettabile sarebbe il coinvolgimento all’evento di rappresentanti delle istituzioni locali, che dovrebbero tutelare l’immagine della città e che invece rischiano di prestarsi a una scelta che espone Novara a polemiche e imbarazzi evitabili. Novara non può essere utilizzata come palcoscenico mentre restano questioni aperte che richiederebbero ben altro atteggiamento. Quando si ignorano i dubbi, non si difendono le istituzioni: le si indebolisce".