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PIFFERO (CGIL): ECCO PERCHE' VOTERO' NO AL REFERENDUM

Novara - Dal mondo sindacale, in particolare dal segretario generale Cgil Novara e Vco, Michele Piffero, ecco la dichiarazione relativa al voto sul referendum sulla Giustizia: "Sulla riforma della magistratura voterò NO. Non è una posizione ideologica. È una scelta che nasce da alcune ragioni molto concrete.  Prima di tuttoquesta riforma non affronta i veri problemi della giustizia italiana. Lavoratori, pensionati e famiglie chiedono processi più rapidi e tribunali che funzionino meglio. Ma questo può avvenire solo con personale sufficiente e strutture adeguate, che oggi semplicemente non ci sono. La realtà è che procure e tribunali lavorano da anni con organici incompleti. Il problema esiste ovviamente anche nelle nostre province, sia a Novara che nel Verbano Cusio Ossola, con uffici costretti a lavorare sotto organico. Senza personale adeguato, senza investimenti, e senza rafforzare le strutture, nessuna riforma potrà migliorare davvero la giustizia. Per essere ancora più chiari questa riforma non risolverà nessuna delle questioni che la presidente del consiglio usa per la propaganda (es. dalle famiglie nel bosco, I delinquenti, i pedofili e via dicendo ecc..), da questo punto di vista sono esaustive le parole che sono state usate da chi sostiene il sì: “ chi crede che questa riforma incida sull’efficienza della giustizia è un cretino”. In secondo luogo, esiste un rischio che non può essere sottovalutato: indebolire l’indipendenza della magistratura. In una democrazia sana i poteri dello Stato devono restare separati ed equilibrati. Se si apre anche solo la porta alla possibilità che la politica possa condizionare chi deve applicare la legge, si crea un precedente pericoloso.  Migliorare la giustizia significa renderla più efficiente, più accessibile e più vicina ai cittadini, non esporla a possibili pressioni politiche. Chi lavora, chi paga le tasse e crede nei principi della nostra Costituzione sa bene che la legge deve valere allo stesso modo per tutti: per i cittadini comuni, per chi ha grandi possibilità economiche e anche per chi governa. Per questo credo che la scelta più responsabile sia votare NO. Non per difendere l’esistente, ma per difendere un principio fondamentale: l’autonomia della giustizia e l’uguaglianza di tutti davanti alla legge. Allo stesso tempo, il governo del Paese dovrebbe concentrarsi sulle vere priorità dei lavoratori, pensionati e famiglie. Nei prossimi anni l’unico investimento pubblico davvero consistente riguarda l’aumento della spesa militare e degli armamenti. Cresce il rischio di essere coinvolti in conflitti internazionali ed a rischiare in prima persona saranno i nostri giovani, figli e nipoti, che potrebbero essere chiamati a combattere guerre che derivano da scelte assunte da altri: in palese violazione del diritto internazionale, che colpiscono innanzitutto la popolazione civile e dalle implicazioni pericolosissime sia per l’allargamento del conflitto che per le ricadute economiche e sociali. La posizione attuale del nostro governo è incomprensibile e pare essere autolesionistica; in particolare il rischio più immediato di una nuova infiammata dell’inflazione sarà pagata soprattutto dai lavoratori e dai pensionati. Mentre aumenta il rischio di finire in guerra, molti servizi pubblici fondamentali – a partire dalla sanità – continuano a vivere una condizione critica: carenza di personale, strutture sotto pressione, difficoltà crescenti per i cittadini ad accedere alle cure. A questo si aggiunge una situazione economica che pesa sempre di più sulla vita quotidiana delle persone. Infatti, l’aumento del costo della vita e l’instabilità economica stanno ulteriormente riducendo il potere d’acquisto di lavoratori, dei pensionati e delle famiglie, rendendo sempre più difficile arrivare alla fine del mese. Di fronte a queste sfide servirebbero scelte politiche di prospettiva, diverse da quelle attuali, con lo scopo di migliorare la qualità della vita delle persone ed investimenti per far ripartire un paese "impantanato".  Evidentemente le priorità del governo sono altre".