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Parco Pietro Messina e manutenzione del verde

Marco Diana (opposizione in Consiglio comunale a Cameri): "L’ambiente non può diventare una giustificazione di comodo"

Cameri - Riceviamo e pubblichiamo da Marco Diana (consigliere comunale del gruppo Insieme per Cameri - opposizione): "Le dichiarazioni dell’Assessore Monfrinoli sullo stato del Parco Pietro Messina meritano una risposta chiara, perché il tema non può essere ridotto alla solita contrapposizione tra chi avrebbe a cuore l’ambiente e chi, invece, sarebbe contrario alla biodiversità. È una rappresentazione comoda, ma non corrisponde al punto vero della questione. Nessuno mette in discussione il valore della tutela ambientale. Nessuno contesta, in linea di principio, forme moderne e sostenibili di gestione del verde pubblico. Anzi: quando queste scelte sono programmate, motivate, comunicate ai cittadini e supportate da atti tecnici e amministrativi, meritano rispetto. Ma proprio perché la tutela ambientale è una cosa seria, non può essere richiamata solo dopo le segnalazioni dei cittadini per spiegare situazioni che, agli occhi di molti, appaiono molto più semplicemente come carenze di manutenzione ordinaria. Il punto non è se l’erba debba essere alta o bassa. Il punto è un altro, molto più concreto: se davvero il Comune ha introdotto una diversa modalità di gestione del verde pubblico, dove sono gli atti che lo dimostrano? Dopo le dichiarazioni dell’Assessore, sono stati esaminati il Capitolato Speciale d’Appalto e il Computo Metrico relativi al servizio di manutenzione del verde pubblico del Comune di Cameri, affidato alla BERARDI GIARDINI S.r.l. di Novara, per un importo complessivo di 181.513,72 euro IVA compresa, con scadenza al 31 dicembre 2027. Dalla lettura degli atti emerge che, per il Parco Pietro Messina, è previsto un programma di manutenzione ordinaria: taglio dell’erba, manutenzione delle aiuole, taglio delle siepi, potatura degli arbusti e ulteriori interventi programmati. Per quella sola area, il computo metrico indica lavorazioni per oltre 18.500 euro nel biennio. Quello che, allo stato, non risulta dagli atti esaminati è un riferimento espresso allo “sfalcio differenziato”, allo “sfalcio ridotto” o a una diversa modalità di gestione del verde che consenta di lasciare crescere indistintamente la vegetazione in un parco urbano attrezzato. E allora la domanda è semplice: questa scelta era davvero prevista, programmata e formalizzata, oppure è stata presentata come tale solo dopo le segnalazioni dei cittadini? Esiste una determina? Esiste una deliberazione? Esiste un ordine di servizio del Direttore dell’Esecuzione del Contratto? Esiste una disposizione del RUP?  Esiste una modifica contrattuale? Esiste una relazione tecnica o agronomica che individui le aree da destinare allo sfalcio differenziato?  Esiste una perimetrazione delle zone da mantenere alte e di quelle da mantenere invece pienamente fruibili? È stata prevista una cartellonistica informativa per spiegare ai cittadini che non si trattava di mancata manutenzione, ma di una scelta ambientale programmata? La ditta appaltatrice è stata formalmente autorizzata a svolgere il servizio con modalità diverse rispetto a quelle previste dal Capitolato? Il cronoprogramma degli interventi è stato modificato? Le prestazioni originariamente previste sono rimaste invariate oppure sono state rimodulate? Sono domande legittime. Non sono polemiche. Sono domande di trasparenza. I contratti pubblici non si modificano con una dichiarazione alla stampa. Le prestazioni affidate a una ditta non cambiano per effetto di una spiegazione politica intervenuta dopo le critiche. Quando si amministrano servizi pagati con denaro pubblico, le scelte devono trovare fondamento in atti formali, verificabili e accessibili. Se questi atti esistono, l’Amministrazione li renda pubblici. Se invece non esistono, allora sarebbe più corretto riconoscere che non si è trattato di una scelta ambientale programmata, ma di una manutenzione non eseguita nei tempi e nei modi ordinariamente previsti. Lo sfalcio differenziato, quando viene fatto seriamente, non significa lasciare crescere tutto senza distinzione. Significa individuare con criterio le aree da mantenere basse e pienamente fruibili — ingressi, camminamenti, panchine, punti luce, monumenti, percorsi accessibili e zone di passaggio — distinguendole dalle aree marginali o periferiche che possono essere lasciate a maggiore sviluppo vegetativo per finalità ecologiche. Un parco urbano attrezzato, dotato di camminamenti, sedute, illuminazione e monumento, non può essere trattato come un terreno marginale. È uno spazio pubblico realizzato per essere vissuto, attraversato e utilizzato dai cittadini. Per questo risulta difficile accettare che una situazione segnalata come problematica venga improvvisamente rivestita di una cornice ecologica, senza che siano mostrati gli atti che ne dimostrino la preventiva programmazione. La sensazione è che si stia tentando di trasformare una criticità manutentiva in una scelta ambientale. Ma una giustificazione formulata successivamente alle segnalazioni non può sostituire la programmazione amministrativa. C’è poi un altro esempio che conferma come il problema non sia isolato. In Strada in Valle, l’unico marciapiede presente, lungo circa 300 metri e collocato in parte davanti ai magazzini comunali, risulta invaso dalla vegetazione, con evidente compromissione della normale percorribilità pedonale. Quando un marciapiede non è più pienamente fruibile, il cittadino viene indotto a camminare sulla carreggiata. A quel punto il tema non riguarda più soltanto il decoro urbano, ma la sicurezza delle persone.  Anche in quel caso si parlerà di scelta ecologica? Anche lì si sosterrà che la vegetazione sui marciapiedi favorisca il microclima urbano, renda più morbido il camminamento e protegga le zampe degli animali dalla calura estiva? La battuta può anche strappare un sorriso, ma il problema resta serio: un marciapiede invaso dalla vegetazione non è un progetto ambientale. È una situazione che richiede verifica, manutenzione e intervento. Il Comune ha il dovere di custodire il patrimonio pubblico, garantire la fruibilità degli spazi, assicurare condizioni adeguate di sicurezza e verificare che i servizi affidati all’esterno siano eseguiti secondo quanto previsto dagli atti contrattuali. Per questo la questione non può essere derubricata a semplice polemica politica. Qui si parla di manutenzione, sicurezza, trasparenza, corretta esecuzione dei contratti e gestione del denaro pubblico. La minoranza continuerà a svolgere il proprio ruolo con serietà, senza accettare lezioni da chi confonde il controllo democratico con l’ostruzionismo. Segnalare criticità, chiedere documenti, pretendere chiarezza e verificare la coerenza tra dichiarazioni pubbliche e atti amministrativi non è polemica: è il compito di chi siede in Consiglio comunale con senso di responsabilità. La tutela dell’ambiente merita rispetto. La sicurezza dei cittadini merita attenzione. La gestione del denaro pubblico merita trasparenza. E soprattutto, amministrare non significa trovare una spiegazione dopo ogni segnalazione. Significa programmare prima, intervenire per tempo e rispondere con gli atti, non con dichiarazioni di principio".