Novara - Per la categoria scuole di secondo grado, è stato assegnato all’Istituto Ravizza il primo premio del concorso “Il bullismo visto dai miei occhi”, organizzato dall’Associazione Sbulloniamo Insieme, attiva nella prevenzione e contrasto a ogni forma di bullismo, cyberbullismo e disagio giovanile. La cerimonia di premiazione, che ha avuto luogo questa mattina al Teatro Faraggiana, ha riconosciuto l’autenticità, la creatività e l’impatto emotivo del cortometraggio realizzato da un gruppo di sei studenti di classi e indirizzi differenti.
Il team di studenti e i loro commenti
Vincenzo Labbate, Omar Loumir, Hoxhaj Sabian della 3A Cucina; Eleonora Iomini e Letizia Bertone della 4A Accoglienza insieme a Vincenzo Aiello della 5A Sala sono gli artefici del cortometraggio Le lettere mai scritte, di cui hanno curato in modo autonomo ogni singolo aspetto, dalla sceneggiatura al montaggio.
Eleonora, la videomaker, “Non abbiamo avuto dubbi nello scegliere come lavoro da presentare un video, quale strumento di comunicazione immediato e familiare a noi giovani. Siamo partiti da un’idea di base comune e ognuno ha dato il proprio contributo, che fosse nella recitazione, nella scrittura o, come nel mio caso, nell’editing e nella regia. Per la realizzazione del video, sono partita dall’emozione che volevamo suscitare e ho lasciato che fosse quella a guidare ogni scelta.”
Vincenzo ha scritto i testi nella forma di lettera, da cui emerge la tensione emotiva di ciò che è rimasto sospeso e non detto “La sfida è stata parlare di bullismo senza cadere nei cliché. Ho deciso di non dar voce alla violenza, ma di farla percepire attraverso silenzi, omissioni, responsabilità condivise. Il bullismo vive soprattutto in ciò che non si vede: volevo che il pubblico sentisse esattamente quel vuoto, quel peso. Lettere che non ho mai letto diventa quindi un invito a guardare, ascoltare e intervenire prima che il silenzio diventi irreparabile.”
Letizia, interprete della madre della vittima, “Mi sono emozionata nel mettermi nei panni della madre della vittima ed è stato interessante riflettere su come quello che accade in una realtà, a volte a noi estranea, porti delle conseguenze anche sulla nostra vita. Spesso può essere difficile aprirsi e ammettere i propri errori, specialmente quando si ricopre un ruolo genitoriale da cui ci si aspetta la perfezione. Ma ho capito che non è mai troppo tardi per chiedere scusa.”
Vincenzo, nella parte del bullo, “Interpretare la parte del bullo è stato... sporco. Mi sono sentito pesante. Però mi ha aiutato a capire una cosa fondamentale: il bullo non è un mostro nato dal nulla; è quasi sempre qualcuno che sta cercando di colmare un vuoto con la prepotenza. Il silenzio è il principale cibo del bullismo. Per questo, con questo video, spero che i miei coetanei capiscano che non servono eroi. Serve smettere di essere spettatori passivi”.
Commenta, infine, la docente Katia Montebuglio, che ha proposto l’iniziativa in coerenza con i progetti di educazione alla legalità e alla salute dell’Istituto volti a prevenire e contrastare bullismo e cyberbullismo: “L’input offerto dal concorso ha attivato una riflessione profonda e multiprospettica sul disagio giovanile. Ha permesso di non fermarsi alla sola condanna del bullismo ma di analizzare il fenomeno per contrastarlo. I ragazzi, poi, hanno lavorato con intelligenza, disciplina e passione, mettendo in campo competenze tecniche e trasversali. Il premio che ricevono è il riconoscimento a un lavoro di squadra, fatto di rispetto, ascolto e, soprattutto, di grande impegno”.