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L’UPO HA INAUGURATO IL XXVIII ANNO ACCADEMICO

Cerimonia all'insegna di crescita, inclusione e ricerca. Il Rettore Rizzi e la Direttrice Generale Ferlini hanno evidenziato il valore di una comunità unita e sostenibile
foto dall'ufficio stampa dell'Università del Piemonte Orientale

Vercelli - Si è da poco conclusa, a Vercelli, la cerimonia di apertura del XXVIII anno accademico dell’Università del Piemonte Orientale.  All’evento, tenutosi presso in un Teatro Civico di Vercelli Civico gremito in ogni ordine di posto, hanno preso parte le maggiori autorità civili, religiose e militari piemontesi, tra cui sindaci, prefetti, questori e i vertici delle aziende sanitarie e ospedaliere locali. Particolarmente significativa è stata la partecipazione del mondo accademico: sono infatti intervenuti rettori, prorettori e delegati di numerosi atenei, tra cui l’Università di Torino, il Politecnico di Torino, l’Università dell’Insubria, l’Università di Bergamo, l’Università di Scienze Gastronomiche, l’Università Europea di Roma, l’Università LIUC Carlo Cattaneo, l’Università per Stranieri di Perugia, la Scuola Universitaria Superiore IUSS Pavia e le Università del Salento, di Napoli L’Orientale e di Catania.

Il Rettore UPO, professor Menico Rizzi, ha evidenziando la straordinaria crescita e l’attrattività globale dell’Ateneo, testimoniata dall’aumento delle immatricolazioni e da una forte presenza di studenti internazionali. Ha sottolineato l’impegno dell’UPO sul fronte del diritto allo studio e della solidarietà internazionale verso le popolazioni colpite dai conflitti, l’espansione dei servizi residenziali e sportivi, nonché il potenziamento strategico nell’ambito della ricerca scientifica e della formazione clinico-sanitaria. «L’idea che ci guida è lavorare con un approccio di comunità, non solo accademica, agendo ognuno per la propria capacità e con la propria responsabilità, per generare valore pubblico. Lo facciamo avendo cura e passione per il nostro bene primario: le nostre studentesse e i nostri studenti, la vita dell’Università e il futuro della nostra società. Siamo stati, siamo e vogliamo continuare a essere un ascensore sociale, in particolare per i nostri territori. Il mio augurio è che possiamo continuare a prometterci di lavorare per il bene comune, con coraggio, con amore e, soprattutto, insieme».

A conclusione del suo discorso, il Rettore ha aperto l’Anno Accademico 2025-2026 seguito dalle note dell’Inno universitario “Inter Bono Meliores” eseguito dal Coro UPO.

La Direttrice Generale Mahée Ferlini ha rimarcato la necessità di costruire un’organizzazione capace di adattarsi e reggere le discontinuità. Ha illustrato i tre assi su cui si fonda questa capacità: chiarezza, coordinamento e governabilità. Per il 2026 ha annunciato il passaggio dalla progettazione al consolidamento operativo, strutturato su tre cantieri fondamentali sempre guidati dal criterio della sostenibilità: la razionalizzazione delle regole, l’infrastruttura digitale e la valorizzazione del personale: «La resilienza – o, per usare un termine che preferisco, la robustezza – non è uno slogan, ma un richiamo alla nostra capacità organizzativa. Serve un’organizzazione capace di adattarsi plasticamente, di uscire da uno stato di emergenza permanente e di sviluppare una struttura che sappia osservare, anticipare, decidere e apprendere in modo continuo».

La comunità studentesca quest’anno è stata rappresentata da Joyce Djoussi, iscritta al VI anno del corso di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia. Nel suo intervento, la laureanda ha sottolineato come l’università rappresenti non solo un luogo di studio, ma un vero e proprio ponte in cui identità e culture diverse si incontrano e crescono insieme. Ha ricordato le sfide umane e burocratiche che gli studenti internazionali affrontano quotidianamente, elogiando gli strumenti concreti messi in campo dall’Ateneo per favorire l’integrazione, come il "Benvenuto Matricole" e i sistemi di supporto tra pari. Infine, ha evidenziato come le diversità siano lo strumento più prezioso per "curare" le distanze e far crescere una società più coesa.

Momento centrale della cerimonia è stata la prolusione del professor Alberto Mantovani, Presidente di Fondazione Humanitas per la Ricerca e Professore Emerito presso Humanitas University, nonché titolare della cattedra di Inflammation and Therapeutic Innovation presso il William Harvey Research Institute della Queen Mary University di Londra.

Il professor Mantovani immagina il sistema immunitario come un’orchestra di cui non conosciamo ancora tutti gli elementi, invitando i giovani a esplorare l’“ignoroma”, ovvero il 15% del genoma umano di cui ignoriamo il significato. Ha poi delineato l’evoluzione dell’immunologia, dalle prime difese innate (come l’infiammazione) fino alle terapie avanzate contro i tumori e le malattie autoimmuni. Tra le sfide cruciali, Mantovani ha evidenziato l’importanza dei vaccini, sottolineando il dramma dei bambini che nel mondo ne sono ancora privi, e ha lanciato l’allarme sull’obesità infantile in Italia, un’emergenza che minaccia la sostenibilità del sistema sanitario. Infine, ha definito immunità e infiammazione la metanarrazione della medicina contemporanea, un nesso profondo tra stili di vita e grandi patologie, esortando a conoscere al servizio di una salute condivisa.

L’evento integrale è disponibile in streaming sul canale YouTube dell’Università del Piemonte Orientale alla pagina Web: https://www.youtube.com/live/2FnHJ6WRKic